Notti notturne

giovedì 2 febbraio 2012

Tommy, Campione di Pinball Wizard

Ann Margret e Nicholson nel clip che le valse "l'Oscar Video" '75

Golden Globe 1976:
Tommy     pinball
wizard
         di Matteo Tassinari
Tommy è un  film del 1975 diretto da Ken Russell, basato sull'album degli Who, una delle prime opere rock nella storia della musica, pubblicato nel 1969Il film gode della partecipazione di attori e cantanti tra i quali gli stessi Who, Jack NicholsonElton John, Tina Turner, Eric Clapton, Robert Powell. Venne presentato a Cannes ed ottenne due nomination agli Oscar per la colonna sonora degli Who e come miglior attrice la bravissima Ann Margret. Un momento storico per un feticista come  me per quanto attiene musica, cinema e cult. Trovo in Nicholson, cocainomane e impenitente quanto impertinente e figlio di puttana seppur piacente. Un mix di musiche, storie e immagini che stilizzano i potenti cristalli made&anni '70. Ma sembra di parlare del secolo scorso inteso come tempo passato.
La folle corsa liberatoria di Roger Daltrey sulle palizzate del Pacifico 
*Cine PLOT Muvi*
Il protagonista, Tommy, assiste da bambino all'uccisione del padre (aviatore della Raf, dato per disperso e ricomparso sfigurato) per mano del patrigno. L'evento traumatico lo rende cieco, muto e sordo (1951/What about the Boy?). Per cercare di guarirlo, la madre ed il patrigno, avido ed alcolista e gran porco maiale, provano a ricorrere a discutibili personaggi: un predicatore apprendistato mago Eric Clapton, che lo introduce nella sua setta religiosa che idolatra Marylin Monroe. Una prostituta, Tina Turner,  che usa l'Lsd come stimolo sensoriale (Acid Queen). Un cugino sadico e paranoico (Cousin Kevin) ed infine il pervertito e pederasta zio Ernie (Fiddle About) fino al cocainomane Jack Nicholson. Inutile dire che lo stato mentale del ragazzo non ne troverà giovamento da queste frequentazioni, per continuare a restare immobile e contemplarsi di fronte ad uno specchio. Nonostante le menomazioni sensoriali, il giovane scopre il flipper che lo divora fino a diventarne il campione del mondo battendo nella gran finale a Las Vegas il fuoriclasse indiscusso e psichedelico Elton John.

Elthon John in "Tommy", Re indiscusso Score-Flipper
I'm free, Pinball    Wizard
In breve diventa un campione, il CAMPIONE, arricchendo la famiglia con le vincite ed attirando così l'attenzione dei media. La nuova agiatezza permette ai genitori di ricorrere alle cure di un celebre specialista, ma neppure le costose sedute a base di elettrochoc hanno la meglio sul riccioluto Roger Daltrey, cantante degli Who. Quando ormai più nulla sembra poter farlo regredire dal suo stato catalettico, la madre, in un momento di disperazione distrugge lo specchio di fronte al quale Tommy staziona quando non gioca al flipper.

I'm Free
Senza volerlo 
aziona un atto catartico, fa sì che Tommy, suo figlio, riacquisti di colpo i sensi ed addirittura pensi di essere un nuovo Messia purificato dalle esperienze passate (I'm free). Fonda una setta, alloggiata in una tenuta in campagna nelle verdi colline di Sacramento, trasformata in santuario nella quale gli adepti potranno raggiungere un nuovo livello di conoscenza seguendo l'esempio di Tommy: giocare a flipper senza vedere, sentire e parlare (Sensation/Miracle cure). La storia di una giovanissima seguace (Sally Simpson) si inserisce nella trama con un gran tocco da maestro. Eccolo.
Sally Simpson at the concert! Memorabilia!

Guardami, Ascoltami, Toccami, Guariscimi
Benché i sentimenti di Tommy siano sinceri ed egli pensi realmente di agire per il bene dell'umanità, i genitori e lo zio cercano di trasformare il tutto in un affare, lucrando su coloro che hanno creduto al messaggio del nuovo guru (T.V. Studio/Tommy's Holiday Camp). In breve tempo l'esperimento fallisce ed i fedeli, disillusi si rivoltano contro il maestro aggredendolo, uccidendone i genitori ed incendiando il santuario (We're Not Gonna Take It).
Tommy malconcio e disorientato, si ritrova a fuggire nella campagna, fino ad arrivare ad una montagna (la stessa dove i genitori, all'inizio del film avevano trascorso una romantica giornata e, presumibilmente l'avevano concepito), che scalerà, mani e piedi nudi, lanciando al cielo l'invocazione, che è stata il leitmotiv di tutto il film: "See Me, Feel Me, Touch Me, Heal Me (Guardami, Ascoltami, Toccami, Guariscimi). Finalmente giunto sulla cima Tommy, di fronte al sole che sta nascendo, capisce che ha raggiunto la vera libertà e la definitiva elevazione spirituale (Listening to You). Ma il finale della querelle, per chi non lo sapesse, è molto triste e giusto secondo l'ottica americana di quegli anni.
Ken Russellregista di Tommy, morto il 27 novembre 2011


sabato 28 gennaio 2012

Baia degli Angeli

 Baia degli     angeli
Cielo, Speranza, Crollo
         di Matteo Tassinari
La "Baia degli angeli" è stata la discoteca italiana più famosa all'estero per poi divenire il ritrovo di una fauna umana extra-large, imperatrice di una generazione "consorziatasi" per poco tempo, 4 anni, non di più. Anni che hanno lasciato il segno come in tutte le vicende umane, tutta ottima "carne" da romanzo. L'immacolata scalinata del mito cominciò il 29 giugno 1975 e la notte non fu più la stessa e le stelle fecero più luce. La discoteca sorgeva a strapiombo sul mare, godendosi di una ampia vista panoramica che dava l'occhio sulle rocce di notte, zeppo di luci al largo di quella chiazza immensa d'acqua, con pescherecci e piccole e modeste imbarcazioni da porto.
    La discoteca
Senz'altro la discoteca più Cool di tutti i tempi in assoluto, poi non è più nata un'altra simile, e lo scrivo sfacciatamente quel "Cool", perché fu un'alchimia ricca di creatività e feconda di piccoli geni. Certune gli sono andate vicino.
Se penso al "Much Moore", oppure al "Goody Goody", il "Cosmic". Ma niente da fare, la Baia era l'Eldorado, il regno dei giusti.
La Baia era
degli angeli,
per questo rimarrà LA Discoteca. Le storiche 2Cavalli Citroen, Squalo, CX, Ami8, Dyane, Renault4, Maggiolini Volkswagen di tutti i colori, le nostre macchine, che hanno scorazzato i nostri deretani per chilometri e chilometri della Penisola, con valvole cerebrali alienate o più semplicemente, sconvolti. Non è esagerato dire che per il popolo della notte, molto è partito da lì, tendenze, modi gestione del locale, l’era dorata della disco pop, i clubbing, il glam, i primi privè. Tutto quanto apparteneva al vento fresco che ci avvolgeva per sprigionare un'energia che si respirava anche se avevi il raffreddore. Un periodo, mai più realizzabile, s'avviava per poi troppo presto tramontare. Visse poco, come tutte le più belle cose.
La "Baia" all'aperto di giorno
Gabicce        chiama,
New    York     ris ponde
Dopo un   anno in cui era stata gestita come "Sporting club" (con ingresso riservato ai soli soci e scarsi risultati economici) il titolare e imprenditore Giancarlo Tirotti, ne fece un richiamo tribale e ancestrale, che oltrepassò l’oceano. Tirotti colse al volo il garbino che arrivava leggero dal Golfo del Messico, partiva dalle parti di Capocabana.
Come imprenditore effettuava viaggi per affari negli Stati Uniti e frequentava la scena disco newyorchese a-la-pagè come lo "Studio 54" dei mitici Steve Rubell e Ian Schrager, la discoteca della Grande mela realizzata alla 54° strada di Manhattan, tra la 7° e l'8° Avenue, aperta dal 1977 al 1986. Tirotti non aprì semplicemente un nuovo locale, creò l’archetipo della discoteca relegando dancing e night nell’archeologia del divertimento notturno. Il club era allestito all'interno di un teatro che fino al decennio prima serviva da studio televisivo, da qui il nome. Fu il primo locale a scegliere la strada dei Dj come i veri protagonisti del locale. Come accadde nella metà degli anni 70, i club di tendenza avevano soppiantato la "scaletta" tradizionale dei locali, che prevedeva l'alternanza di cinque pezzi veloci con cinque pezzi lenti, abitudine seguita universalmente. I Dj suonavano sempre e solo dance-music per tutta la sera, mixando un brano con l'altro con sapienza da veri musicisti autentici, tanto che spesso suonavano strumenti sui brani che mettevano sui piatti della sala.
Spranga, Mozart, Rubens, Ebreo

    Il vento
  della Baia
Tutto partì da lì. L’era dorata della Disco fatta di soul, blues, equalizzazioni dei suoni, alti, bassi, l'arte del miscelare musica alla perfezione, i Clubbing, il Glamour, le mode di quel tempo, David Bowie, Velvet, Ian Dury, i Tropea. Per noi, tutto nasceva alla Baia. Tirotti fiutò il tutto, grande impresario, portando ai bordi della Romagna una parte di quella magica atmosfera della Grande Mela, creando l’archetipo del "Ritrovo perfetto" aperti fino alle sei mattutine, puntando sempre sulla figura preminente del dj, come dovesse incarnare il Brand del locale stesso, fino a fare del Dj, nulla a che vedere con quelli di oggi, ma proprio nulla, un vero capo tribù, da Bob & Tom, a Mozart e Rubens e Baldelli. Nomi, all'epoca, che aprivano tutte le porte del mondo underground fine '70, inizio '80. E per tanti amici e amiche ho detto tutto.
Lo Studio 54 di Manhattan da cui la Baia prese spunto
Marylin,     Palme,    
Cocco, Columbus
A Tirotti   quest'idea piacque e decise di importarla in Italia. In un locale ascoltò le selezioni di Tom Season e Bob Day, due dj con il ritmo nel sangue e li scritturò per il suo locale. L'acquisto più azzeccato per voltare pagina, e scrivere pagine di libertà e protagonismo al plurale indicibili, indescrivibili, inenarrabili, sbalorditivi, strabilianti, incredibili, supremi, inimmaginabili e inarrivabili. Ho esagerato? Ma certamente. Si, che ho esagerato, ma per chi non c'era però e quindi non potrà mai cogliere l'elettricità spumeggiante che circolava su quel monte dalle 19 di venerdì e sabato notte, alle 8 del mattino, la "Dea bendata" non poneva limiti e per questo non finirò mai di ringraziarla. Perché chi c'era, per poi al mattino fermarsi al "Columbus" di Riccione in fondo a viale Ceccarini, proprio a ridosso del mare piatto e ancora fresco, sa perfettamente dell'energia imperante. Gli adesivi giganti di Marylin Monroe, angeli in gadget, Palme di cocco dappertutto, Jim Morrison stampato negli sportelli delle 2cavalli, muri e dove si poteva lasciare il segno per chi non sapesse dove fosse l'agognata "Baia".
Intervista al Dj Baldelli sul fenomeno Baia degli Angeli. 40 anni dopo
Stop ai lenti,
tutto soul and     sound
Fu la prima  discoteca a suonare musica da ballo "veloce" non-stop, niente lenti, e tanto, ma tanto soul, reggae e Disco Blues, questa era la formula commerciale e culturale vincente. La musica che si ballava nelle 3 piste della Baia, non si sentiva negli altri locali. Bob e Tom, infatti, avevano stipulato un accordo con i rivenditori di dischi della Grande mela che assicurava loro l'esclusiva in Italia su tutte le novità discografiche di N.Y.city. Il grande ingranaggio era oleato al punto giusto per partire. A metà degli anni 70 il botto fu tale che a New York si parlava della Baia degli Angeli di Gabicce Monte, come si parlava dello "Studio 54". Era nata una stella e un Angelo aveva spiccato il volo. Noi, come in trance, assistevamo a qualcosa di potente sia nella forma come nella sostanza. Dire che non vivo ora un grande rammarico per come s'erano messe le cose all'epoca e vedere l'oggi, mi assale un senso di depressione ancestrale che non desidero neppure spiegare, non per mancanza di rispetto, eppoi che centra, ma perché è come girare il coltello infilato nel costato. I nostri sogni avevano trovato la strada. Almeno per un po e così ci parve. 
Oggetto di culto

Bob&Tom agli FdF
Bob e Tom,    due miti, compagni anche nella vita, si recavano tutti i mesi a New York per scegliere le novità da suonare nel locale. Perché i primi  frequentatori della Baia, come me, a casa avevano due piatti (Lenco o Thorrens), un mixer (il Delta), due EffeDieffe per evidenziare alti o bassi, due equalizzatori per regolare il tono del brano di turno e una piastra Sony, possibilmente, con 4 casse della Grundig che pompavano al ritmo più opportunoLa Baia fu anche la prima discoteca in Italia a chiudere alle ore 6 del mattino, poi via in massa al Columbus a Riccione a mangiare paste con crema e cioccolato appena sfornate e cappuccino per riprendersi dall'antico baillame.
    Tutte      queste   accuratezze,
sommate esplodevano in un mix di tendenze vincenti, rendendo il locale rinomato anche all'estero. Nel 1979, fu eletto al 3° posto dei primi cinque locali di tendenza d'Europa arrivando al 3 ° posto. Il primo se l'aggiudicò il  "Merveilleux2000" di Parigi, mentre al secondo si posizionò il "Madness kings tavern London". Erano i tempi dove dalla discoteca venivano lanciati raggi laser in cielo, una "stella cometa", un richiamo al centro di tutto, così sapevamo dove orientarci per raggiungere il locale, l'aiuto serviva, ve lo garantisco, considerata la lucidità di qualcun@. Alla ricerca della Luce, era da vedere così, a quell’età, dai 18 ai 25 anni. Una sera, nell'estate del 1979, vidi una giovanissima e moracciona Loredana Bertè con tre maschi al seguito. Lei sbronza dura, anzi proprio secca. Troppo evidente. Era il periodo che intonava "E la luna bussò". Era un gran bel periodo, il mio. Resounding.
Irrompere l'Immaginario

Ballare     in piscina
Anche in questo la Baia fu la prima in Italia. Irrompere l’immaginario. L'interno dell'edificio ospitava ambienti fastosi ed eleganti, in cemento bianco con foto di Marylin Monroe sparse. Tutto l'interno era illuminato da una batteria di fari posta su un braccio meccanico che poteva muoversi da una pista all'altra. La pista da ballo centrale era circondata da due piscine, mentre un'altra piscina era sovrastata da una passerella in cristallo sulla quale i clienti potevano ballare. La consolle del disc-jockey era posta all'interno di un ascensore con le pareti di vetro. Il dj poteva quindi, a piacere, salire al primo piano, dove aveva una vista completa della pista esterna, adiacente alla piscina. Era anche presente un negozio di abbigliamento che si chiamava Happy Fashion. Il tratto di una generazione che voleva far tendenza sbattendosene della politica.
Grace Jones, a sinistra Baldelli, a destra Mozart Dj della "Baia" nel 1980


Dal
tramonto       all'alba
L'importanza del  locale
Villaggio Calimera Baia degli Angeli 
fu evidente nel triennio 1976-1979, quando la Baia si ritagliò la fama di luogo di tendenza europeo grazie alle scelte musicali innovative ed all'orario prolungato fino all'alba. Bob e Tom lasciarono il locale alla fine del 1977, sostituiti da Daniele Baldelli con Mozart, che diventerà un personaggio simbolo del locale insieme ad una nuova new entry successiva: Rubens, per me il migliore di tutti i Dj in assoluto. La Baia faceva conoscere la propria musica anche con le audiocassette registrate dal vivo, gelosamente custodite come cimeli di un'epoca passata troppo veloce che neanche ce ne accorgemmo che noi eravamo gli attori inconsapevoli di un film che non sembrava vero, perché era troppo innata la curiosità, la voglia di scoprire, la tensione, la passione, l'energia, una miscela esplosiva tipica del mondo giovanile.

Fino a sbaragliare i propri limiti per irrompere l'immaginario e vivere emozioni che la vita non ti avrebbe mai fatto vivere. Così, anche chi non poteva andarci (a metà degli anni settanta pochi giovani possedevano un'auto propria) poteva ascoltare il suono di Baldelli e Mozart in queste Basf o Tdk nel proprio registratore. Stava per finire il decennio più bello del secolo scorso quello degli anni '70, per aprirsi il più apparente, misero e banale, quello degli anni '80.

Gli angeli in cielo di notte
Le selezioni dei due Dj erano uniche e mai sentite prima, edite esclusivamente solo per la "Baia", per dare quel quid di originalità e qualità a dimostrazione che il locale non scherzava affatto e si sarebbe mangiato anche lo "Studio 54 Live Private Club" della grande mela, mostrando un'attitudine e una versatilità non comuni e confrontate con le altre discoteche che ostinate continuavano a riproporre il solito menage notturno. La Baia aveva il magico potere di allentare i freni inibitori e chiunque si trovava in quella location, veniva contagiato da questa febbre di vivere il presente. Mix disco con l'elettronica dei Kraftwerk e il jazz-rock di Jean-Luc Ponty.
Crollò il mondo,
conoscemmo l'eroina
Nel 1979 la    discoteca si trovò al centro di un fatto di cronaca nera. Nel parcheggio del locale venne ritrovato un giovane deceduto in stato di overdose. In seguito all'inchiesta, il locale fu chiuso. La proprietà cercò di riaprirlo col nome di "Nepentha", l'angelo della Baia per antonomasia, con lo slogan "L'unica droga è la musica". Questo locale ebbe poco successo, tanto che la nuova avventura terminò dopo circa un anno. Erano cambiati i tempi. L'energia irruenta che c'animava come fa l'argento vivo dei 2o anni, stava per lasciare il posto alla saccheggio di molte anime. E le vene si aprirono al brown sugar, bianca, oppio fumato con pipe sottili e lunghissime, morfina 0.1 e 0.2, anfetamina, eptadone. La devastazione prese piede per esplodere da lì a due anni come una bomba fors'anche da qualcuno innescata. L'eroina nel 1980 la trovavi in ogni angolo del locale e la rotta non era più quella giusta. Era crollato il mondo, non c'era più quella magia affascinante, quell'incanto alla attrazione e alla bellezza.


La Baia   chiude
nel   1978
Quell'energia durata appena quattro anni, ci ha segnò come un tatuaggio nell'anima, una gemma fantasma, che nessuno che nessuno può capire se non c'è mai stato, per quanto retorico possa sembrare. Ed è impossibile, anche mi chiamassi William Shakespeare, spiegare quel periodo, gli intrecci, i nostri desideri, la nostra vita al di fuori della famiglia non sempre così protettiva come si vuol dire in certi ambienti cattolici tradizionalisti. Si sa "ogni bella 'a mamma sua", come ogni periodo vissuto è sempre il più bello.

A sbranarci l'adolescenza

Tuttavia, scommetto molto sulla Baia e quegli anni travestiti di libertà, di sacchi a spalla e sacchi a pelo per dormire anche per strada col piumino quando andava bene, c'era un'aria da un uomo da marciapiede, dove poteva capitare di tutto. La morte di quel ragazzo ci presentò il conto, anticipando il futuro pronto a sbranarci l'adolescenza. Tempi tristi quelli a seguire. La Baia chiuse nel 1978 vittima del nuovo mondo che forse, anch'essa, aveva evocato. Quegli anni anni coincisero con la diffusione degli eccessi. Ma di questa storia la Baia scrisse il capitolo più divertente, buffo e bowiano, fino a quando non è divenuta tragedia. Una favola, impossibile a ripetere. Troppe alchimie sono cambiate dal 1977 al 1983. Possiamo divertirci col ricordo, ma non è come vivere la Baia. La Baia, ormai, è un gran bel dejà vù.

domenica 22 gennaio 2012

Un prete pio e fanatico

"Cosa volevi di più!?
Il Corteo dei santi!?" 
C’era un sacerdote, un uomo pio, che aveva fondato una piccola comunità di cristiani sulle rive di un fiume, alle pendici di una collina, per vivere più lontani dal mondo nello spirito più autentico del Vangelo.
*I bollettini metereologici*
Per qualche anno, la vita del villaggio trascorse serena e operosa, ma una notte, preannunciata da un bollettino meteorologico, la piena del fiume svegliò la comunità cristiana. E costrinse gli abitanti ad abbandonare le case e a risalire per qualche metro la collina. “Rassegniamoci alla volontà del Signore” disse il sant’uomo. "Aspetteremo qui che la piena sia passata, fiduciosi e pieni di speranza”.

*Il genio Civile*
Ma quello stesso pomeriggio, un inviato del Genio Civile giunse dalla città ad avvisare che le acquee sarebbero salite ancora e il prete rispose che insieme ai suoi fedeli avrebbe pregato perché ciò non avvenisse. All’insistenza dell’altro che lo esortava a sempre più allarmato, rispose con un sorriso serafico di avere fede in Dio e speranza nell’avvenire

"Mandaci un miracolo, Signore"
L’indomani, dopo una notte di pioggia incessante, l’acqua raggiunse il livello del nuovo insediamento e i fedeli evacuarono quasi tutti, scortati dai militari. Con i "discepoli", i più duri e puri rimasti, il sacerdote fece spostare la tendopoli ancora più in alto quando i tecnici del Genio lo avvertivano che non sarebbe bastato, perché le piogge non davano segno di voler cessare e il livello dell’acqua sarebbe salito. Ma quell’anima pia di un prete organizzò una veglia di preghiera e implorando si rivolse al cielo: “Dio nostro Signore, se ti è gradito ciò che abbiamo fatto finora, salvaci e permetti a noi tutti di tornare alle nostre case. Tu ci hai insegnato che la fede può muovere le montagne. Mandaci allora un miracolo, affinché possiamo continuare ad adorarti e a glorificarti in questa vita”. In quel momento il treno scomparve in una galleria e tutti tacquero per qualche istante, come gli uccelli quando fa buio.


*Gli aerei anfibi dell'esercito*
Come previsto l’acqua salì ancora, pure quella notte e si portò via le tende. Straripò a monte uno dei quei torrenti anonimi che, come capita, a molti uomini, trovano la gloria e il nome solo quando diventano protagonisti di qualche disastro, amaro Giglio. All’arrivo degli aerei anfibi dell’Esercito anche i fedeli più irriducibili si convinsero di lasciare la collina. Uno di loro tentò di convincere anche e ancora il prete a seguirli, ma lui rispose con un sorriso da cui traspirava un’intensa sofferenza metafisica: “Riconosco la prova che il Signore mi manda e se anche per un solo istante dubitassi della Sua benevolenza, sarei votato a ben più grave catastrofe”. Così anche gli ultimi "discepoli" se ne andarono. E il sacerdote arrampicato in cima alla collina, senza ormai più riparo, tornò a pregare Dio. “Signore, sia fatta la Tua volontà. Se la mia intenzione è buona, se la mia fede è salda, Tu manderai un miracolo che mi salverà la vita".

                                       *La scaletta, il faro, la corda*

E mentre l’acqua continuava a salire, giunse un elicottero che prese a volteggiare nella notte. Un faro lo illuminò e la corda di una scaletta lo sfiorò più volte, mentre ad un altoparlante una voce concitata e disperata lo invitava ad arrampicarsi. Senza interrompere la preghiera, prese il Crocefisso che aveva al collo, lo baciò e lo alzò sopra al capo. Per un momento, fuori dall’acqua rimase il busto dell’uomo, poi la sua testa e infine solo il braccio teso che stringeva la croce. Quando anche il braccio scomparve virando bruscamente l’elicottero s’allontanò e scomparse nel buio. Finalmente il prete si trovò al cospetto di Dio: “Signore, io avevo fede in Te e speranza nell’avvenire. Ora so che non mi ero sbagliato. Ma dimmi, perché non hai risposto con un miracolo alle mie preghiere?".
Angeli infangati

"Cosa volevi? Il corteo dei Santi?"    
Non ho risposto alle tue preghiere?” rispose Dio quasi incredulo. "Ma se prima t’ho mandato gli avvisi del bollettino metereologico e tu li hai ignorati. Poi i tecnici del Genio Civile con i torpedoni, ma non te ne sei curato. Allora, per farti capire la mia buona volontà ho fatto arrivare pure i mezzi anfibi e per finire anche un elicottero con la scaletta che tu non hai voluto afferrare. Ma cosa volevi di più? Il Corteo dei santi?".

venerdì 7 ottobre 2011

Grazie Hillary, giustizia è sfatta

  "Grazie Lady Hillary Clinton", Amanda Knox

Chico e    Amanda:
giustizia     è  sfatta


         di Matteo Tassinari
Amanda, ora libera e milionaria, che in America per molto meno sarebbe finita nel braccio della morte (provate voi negli States a raccontare un sacco di balle alla polizia e a fare la ruota nell’ufficio dello sceriffo). Chico, che in 12 anni ha visto una sola volta i suoi tre figli, in Italia non sarebbe mai stato neppure processato sulla base di indizi così labili e ora marcisce nella quasi totale indifferenza in un carcere di massima sicurezza della Florida da dove potrebbe uscire solo in una bara di zinco. Le decine e decine di giornalisti americani che hanno commentato in diretta da Perugia la sentenza hanno descritto il nostro sistema giudiziario come «medioevale», i nostri magistrati come una manica di incapaci, gli italiani come dei bigotti sessisti assetati del sangue di una ragazza acqua e sapone di Seattle.
Il volto banale del male
Lo Stato di      Diritto
e il Far      West

Il nostro, per molti aspetti, è un Paese indecente e ridicolo da sempre con una paura fottuta degli Stati Uniti, come fossimo una loro depandance comoda all'evenienza. L'unico che li trattò alla pari fu Bettino Craxi nella famosa "Crisi di Sigonella", per il resto abbiamo sempre chinato la testa per non creare troppi problemi agli alleati di sempre. Ma questa era politica, legata ad un sentire anche di piaceri. Come la sentenza che ha assolto la signorina Knox, che dimostra piuttosto, in modo inequivocabile, che l’Italia ha una giustizia inefficiente ma garantista. Troppo? Chi può dirlo?
È semmai quello americano lo Stato di diritto da Far West dove se sei ricco eviti la forca, altrimenti non ti resta che piangere o pregare. Pregiudizi? Antiamericanismo? Mettiamo davanti allo specchio Amanda (sponsorizzata da una signora di nome Hillary) e Chico (sponsorizzato da se stesso) e vediamo dove sta il giustizialismo e dove sopravvive, a fatica, la civiltà del diritto. Amanda ammise di essere in casa durante l’omicidio (salvo ritrattare) e poi mentì accusando del delitto di Meredith un innocente, tanto da essere condannata per calunnia. Chico Forti, senza l’assistenza di un avvocato, raccontò alla polizia di Miami di non aver incontrato la vittima Tony Pike il giorno dell’omicidio. L’indomani si corresse spiegando di aver mentito per paura, ma per la giuria quella bugia equivaleva ad una confessione.
L'arroganza degli americani nel volto di Amanda Knox davanti al giudice

















Per Amanda, Ficition & Books
L’incubo di Amanda è durato 1.448 giorni. Quello di Chico prosegue da 4380. Per Amanda, secondo gli americani è incarcerata ingiustamente,  mobilitandosi l'intero Paese. I soliti Stati Uniti. La copertura mediatica è stata pari a quella per la morte del Papa, gli americani hanno minacciato di boicottare i nostri prodotti, i fan hanno tifato in diretta come al Super-bowl, il segretario di Stato Hillary Clinton ha seguito personalmente il caso. Mancava solo che mandassero al Tribunale di Perugia i "berretti verdi" e "marines" per portarsi a casa Amanda con la forza. 
Solo lo zio Gianni, gli amici, il popolo di Facebook e qualche sterile interrogazione parlamentare, hanno evitato che su Chico calasse l’oblio. Il nostro ministro degli esteri Franco Frattini ha scelto, come fa spesso, il basso profilo per non urtare Washington, uomo di relazioni. Per il futuro speriamo in un sussulto di attivismo da parte di qualcuno. Lunedì sera, dopo l’assoluzione di Amanda e Raffaele, la folla a Perugia urlava "Vergogna! Vergogna!". Sbagliavano. La vera vergogna si consuma, tutti i giorni da 12 anni, nella più grande democrazia del mondo, dove un uomo sconta una condanna all’ergastolo senza lo straccio di una prova. L’Italia che dice no! E intanto ad Hollywood e a Seattle, si narra già di una fiction su Amanda. Il tempo è danaro. E la pena di morte impera nel Paese della "libertà".
Difesa a colpi, ad oltranza, consulenze, ritrattazioni e l'ombra ingombrante di Hillary













   Un volto, l'America
La libertà è qualcosa che incute, veramente, terrore. E così pure la modernità. Questo è ciò che ha reso sconcertante e mostruosa, agli occhi del mondo, l'America. Perché in America l'unico peccato è porsi dei limiti. Per questo lo chiamano il sogno americano, perché devi essere addormentato per crederci. Del resto che sono gli Stati Uniti, se non una Magna Europa? Cara Amanda, penso che non sia finita qui. A presto. Allora? Che ne dite? La vicenda merita o no lo status di giallo? In fondo ci hanno scritto su undici libri e le hanno dedicato un film in style Hollywoodiano.