Notti notturne

domenica 6 maggio 2012

Frontman-urban-system K@Haring

I "Radiant

babies" di Haring

di Matteo Tassinari

E’ il 1980. Metropolitana di New York, con 486 stazioni operative e i suoi 370 chilometri di tracciato. Milioni di passeggeri, clochard e tutto il consorzio umano che popola le "metro" di tutto il mondo. Rotaie di ferrovie sotterranee. Muri e treni colorati da Graffiti Creator e Design Hoppers. Intonaci blu, verdi con figure arcane, audaci, surreali, i writing non si fanno certo scappare questi squallidi spazi urbani da riempire con l'euforia del colore. Ogni writer, qualsiasi sia la sua inclinazione e provenienza, ricerca e studia un'evoluzione personale, per arrivare ad uno stile proprio in modo tale da distinguersi dagli altri.
NY GraFFiti ArTist For HiRe
Spray, gessetti, solventi 

Un giovane occhialuto e dinoccolato e un basco grigio in testa, disegna con un gessetto bianco, vecchi pannelli e setole lift o right che ricoprono vecchi manifesti pubblicitari. E di li parte con figure di uomini contenti, lo si capisce dalle radiazioni che emanano, sono gli uomini radianti di Keith Haring. La gente lo guarda stupita dalla velocità dell'esecuzione artistica di quel giovane armato di bombolette spray fino ai denti e garze assorbenti per le sfumature.
Aveva capito già tutto

Deve finire in fretta, prima che arrivi la polizia, ma spesso non riesce a scappare in tempo, così sono ore di comando per poi uscire all'alba del giorno dopo solo per colorare pezzi di cemento grigi e segnati dall'incuria umana e temporale. Ha passato molte notti in numerosi distretti di polizia. Ha preso molte botte. Ma ha disegnato anche molti dischi volanti, bambini che camminano a carponi, cani a sei zampe, il volto di un topolino, cingolati stilizzati, sottomarini in mari d'acqua rossa, alberi caduti dal cielo, virgole in produzione spray, una creatività murales che partiva dall'osservazione continua di come il nostro ambiente prendeva le pieghe che gli si dava con la propria fantasia. "Il movimento dell'immancanza", con la Philosophy della Pop Art.
Keith Haring insieme ad Andy Warhol
"Se non prenderò l’Aids io non lo prenderà nessuno” 
Questi, sono i segni che compongono la "geroglificità" di Keith Haring, l’artista americano ucciso dall’Aids a 32 anni. Lui stesso ammise di essersi divertito molto nella sua vita, ma anche di aver “vissuto a New York negli anni del culmine della promiscuità sessuale. Se non prenderò l’Aids io, non la prenderà nessuno” disse in occasione dell’apertura del suo Pop Shop a Tokyo.
Purtroppo aveva ragione e pochi mesi dopo dichiarò di aver contratto l’Aids e fondò la Keith Haring Foundation a favore dei bambini affetti dal virus dell’Hiv. Oggi si trovano moltissimi gadget con i disegni di Keith Haring (ovviamente riproduzioni a basso costo). Quand’ero piccolo pensavo che sarei morto giovane. Così ho praticamente vissuto come se me lo aspettassi. Ora lo so. Ho fatto tutto quello che volevo. Lo sto ancora facendo”. (Keith Haring). È il 1989 e un anno dopo, il 16 febbraio del 1990 si congeda dal mondo.
 


Figure infantili X
un nuovo linguaggio



 La     tela m’inibisce
La sua storia inizia nell’America borghese della Pennsylvania, l’indole timida di un nerd dell’epoca, influenzata da Beatles, Led Zeppelin e dai fumetti che il padre gli passava. Le mostre metropolitane, le pareti delle nostre città, gli ospedali, sono state le sue tele “La tela come materiale in sé è meravigliosa. È robusta, può essere venduta e in un certo senso è duratura. Ma m'inibisce" diceva Keith. L’inibizione nei confronti di un tempo e di uno spazio che non era mai riuscito a fare propri fino in fondo e che lo hanno portato a manifestare le sue idee per mezzo di figure stilizzate, infantili, primordiali e con esse la creazione inconsapevole di un nuovo linguaggio urbano. Questo è stato Keith Haring, riferimento di ogni graffittaro dell'urban system metropolitan museum of road.
School of Visual Arts
of New York
Destinato a diventare uno dei maggiori esponenti e rappresentativi della corrente neo-pop, Haring nasce in Pennsylvania nel 1958. Inizia a lavorare per le strade di New York negli anni ottanta, quando l’espansione e la passione per l'arte contemporanea trova il suo apiceFiglio della cultura di strada, parto felice della cosiddetta Street Art Newyorker, prima della sua consacrazione all'interno del mondo “ufficiale” dell’arte mondiale. Nel 1978 entra alla , diventando noto nei primi anni '80 con i Murales realizzati nelle metropolitane e, più tardi, con i lavori esposti qua e là, fra Club e assembramenti di vario genere e vernissage più o meno improvvisati inzuppati d'alcol e coca.
 Tributo a Keith Haring

Finestra

sull'    immaginario

Il significato della storia artistica di Haring, si snoda nell'offrire finestre sull’immaginario personale e collettivo. Personaggi e paesaggi arrivati dal sogno, così affascinanti che alcuni collezionisti li hanno strappati a mani nude e rubati, notte-tempo, dai metrò o dalla Suburbia delle periferie del mondo, Londa, Berlino, New York, Mosca, Los Angeles. Viaggiatore esistenziale ed artistico, Haring, trova le sue radici artistiche proprio nel surrealismo europeo.


*Post on line*

Una mia amica, mi ha ricordato che di Keith Haring c'è traccia, eccome, anche in Italia. Nel muro della stazione "Leopolda" di Pisa, decine di artisti italiani, ricordarono Keith disegnando un Murales che riporto qui sotto linkatomi da Amelya. Da ricordare, inoltre, che Keith Haring scelse Pisa per disegnare nel 1989 "Tuttomondo", opera di 180 metri quadrati e ultimo capolavoro prima della sua morte. Per questo Pisa lo ricorda e ringrazia il più talentuoso graffettista.
Il Murales disegnato da numerosi artisti a Pisa dedicato a Keith Haring
Riconoscibile
ovunque
L’intreccio fra sessualità e macchine, evidenziano un aspetto della più vasta tematica del repertorio di Haring, e intuisce come la Tv e il computer, s’intrecceranno fra esseri umani come quasi fossero diventati un prolungamento della nostra vita quotidiana. E’ una visione apocalittica che vede l’individuo, come vittima delle macchine. Lo accoglie, ti pareva, sotto la sua ala protettiva Andy Warhol, il guru della Pop Art. Haring viene introdotto così e forse rovinato per un breve periodo a fenomeno di massa, come voleva il mecenate dai capelli grigi a caschetto stile spaghetti e di origini slovacche, nel mondo della Pop Art di New York.
Conosce gli esponenti più singolari del graffittismo di frontiera, le linee di demarcazione, emergendo dalla scena artistica newyorkese durante il boom del mercato dell'arte dei primissimi anni ’80, avvicinato da artisti del livello di Michel Basquiat, Richard Hambleton, Julian Schnabel e Barbara Kruger. Anche Google, a 54 anni dalla sua nascita, lo celebra con un caratteristico doodle, per ricordare uno degli artisti più originali e interessanti del ‘900. Il ragazzo gracile e occhialuto diventa una star.
Attraversa l’Oceano con linee aeree e inizia a colorare i muri d’Europa, chiunque lo chiami. Espone alla Biennale di Venezia, dipinge un pezzo del Muro di Berlino, collabora con i più grandi nomi della moda e del design. Sbarca per due volte anche in Italia: decora le pareti del negozio Fiorucci a Milano, e poi dipinge un murale permanente sull'esterno della chiesa di Sant'Antonio a Pisa, realizzando il sogno di lasciare una sua opera in una città d’arte italiana. Porta i suoi murales in tutto il mondo colorando i muri di Tokio, Sidney, Melbourne e Rio de Janeiro. Apre anche una serie di negozi in cui vende t-shirt, calamite, poster con i suoi quadri.
Radiant Babies

Nel 1982 allestisce la prima mostra personale, a cui seguono una serie di successi internazionali. Partecipa a prestigiose mostre collettive e alla fine del 1983 allestisce personali nei punti nevralgici della Pop-Art. Qui intraprende un viaggio nella scultura, costruisce totem che ricordano gli antichi rituali degli indiani, ma ricordano sempre il diritto al disordine e al caos. Occupa inoltre un palazzo in Times Square realizzando la mostra Times Square Show.

Nel 1985 decide di riprendere la sua attività di grafettista all’aperto, attraverso la realizzazione di Murales come nella tradizione messicana, un ritorno alle origini di ciò che consacrò il suo successo. Fino ad una pittura con soggetti politici, religiosi o etnici. Dipinge nel centro di Manhattan shop Central, un muro lungo 15 metri alto 2, un plot semiotico contro il Crack, la droga che uccide in 3 o 4 mesi, intitolato dall'artista stesso semplicemente: “Crack is wack”, tradotto, “Il crack è una porcheria”. A partire da queste operazioni legate alla cronaca, Haring, adotta il metodo "Murales" per denunciare la seduzione del male e sottolineare il suo impegno personale nel sociale. Da qui inizia ad essere tempestato di commende di lavoro per amministrazioni comunali come Boston e San Francisco. Parallela alla produzione dei Murales viaggia anche il pittore, sesso e visionarietà ricordano i dipinti di Hieronymus Bosch.
Secondo Stephane Cosman Connery, noto e temuto gallerista di New York ma nelle mani di Christie, società americana internazionale che offre aste d'arte nata nel 1766 e acerrima, quanto spregiudicata rivale del suo equivalente europeo, la casa d'asta londinese Sothebys. Era un artista nel senso pieno del termine, figlio della cultura dei fumetti ma anche di quella dei Maya e delle civiltà precolombiane, dei pittogrammi giapponesi e di Picasso, di cui assorbe la rivoluzionaria lezione grafica. Oggi quasi tutti riconoscono il tratto di Keith, pochi sanno che, come il flash di una Canon32, Haring ha impresso lo stato dell’arte. Robert Hughes ha visto purtroppo avverarsi la sua profezia. Ma ignorando l’artista ha commesso l’imperdonabile errore di non capire di avere davanti un eccezionale testimone del suo tempo, il cantastorie di una dramma che ha sbranato una genia intera, tra aids, droga e alcol. Un battitore libero di grande livello che non deve mica piacere a tutti. L’importante è che ci aiuti, anche con un semplice segno, a capire ciò che ci gravita attorno. Keith Haring, il bambino radioso, l'ha fatto.
Cani latranti

Nel 1986
apre il primo
Pop shop personal a New York, dove il pubblico può acquistare gadget e guardare l'artista al lavoro e comprare produzioni dell'artista quotatissimo già da vivo, cosa che accade, come saprete, raramente, soprattutto con gli artisti nati e arrivati dalla strada, come l'amico Basquiat ennesima riprova del colpo di genio.
L’artista contribuisce con tutta la sua energia, la sua sincerità e la più grande modestia, per  scartare durante il lavoro i vecchi cliché che gli vengono facilmente sotto mano e possono soffocare il fiorellino che, già di per sé, non viene mai così come lo si attende. Ormai giunto all’apice del successo, nel 1986, in un’intervista al Rolling Stone American dice pubblicamente di essere in stato di Aids conclamato. Morirà due anni dopo, all’età di trentadue anni il 16 febbraio 1990. I suoi "Radiant babies" (meglio conosciuti come gli omini che irradiano) e i "Barkings dogs" (cani che latrano), immersi in un flusso grafico che ha dato vita a un linguaggio visuale inedito e inconfondibile, e che colorano tutt’oggi spazi ad alto contenuto artistico e pubblico in molte città del mondo, Londra, Mosca, Berlino, New York.

Le opere di Haring
rappresentano un pezzo di storia: la colorata e frenetica America degli anni ‘70-‘80, a cui tutto il mondo guardava con ammirazione. Con lui l'arte esce dalle gallerie e invade la strada, come mai era successo prima. Egli era molto più di un bravo writer o un fantasioso decoratore. Nelle caverne della metropolitana di New York alla fine degli Anni 70 la gente impazziva per i suoi omini senza sapere chi li facesse. Haring è un "maestro Manzi" dell'underground.

Il Peter Pan dell’arte
Era un artista nel senso pieno del termine, figlio della cultura dei fumetti ma anche di quella dei Maya e delle civiltà precolombiane, dei pittogrammi giapponesi e di Picasso, di cui assorbe la rivoluzionaria lezione grafica. Che poi, al posto di tela e pennello, utilizzasse le bombolette spray e tutto il materiale utile e le pareti dei palazzi poco importa. Come un Peter Pan dell’arte, la sua è una scelta di leggerezza, un disimpegno rispetto alla tradizione nobile dell'arte, che consente alle sue immagini "di essere comunicative in modo universale".
"L'arte è     di tutti"
Opere d'arti per il gusto di chi ha fame d'immagini: “Mi è sempre più chiaro che l'arte non è un'attività elitaria riservata all'apprezzamento di pochi. L'arte è per tutti e questo è il fine a cui voglio lavorare”. (Keith Haring)
Crack is    Wack
Nelle opere di Haring, infatti, non troviamo solo omini pop che sembrano muoversi e danzare, ma anche messaggi precisi contro i problemi che in quei fervidi anni Ottanta colpivano le generazioni di tutto il mondo: droga, AIDS e omosessualità vissuta in modo sbagliato. Ricordo, tra i suoi graffiti più conosciuti: i bambini che si prendono per mano sul muro di berlino e la scritta "Crack is Wack" su una parete sulla East Harlem Drive, nel quartiere di Harlem, dove la droga rappresentava una vera e propria piaga. Dove la prostituzione anche minorile regna sovrana e l'aids ammazza al passo della mattanza. Nelle opere di Haring, chi riesce a vedere i malesseri di questi anni così banali, come gli anni '80, coglie il segno della suo messaggio.