Notti notturne

lunedì 11 luglio 2016

La morte oscura di Carradine



Sulle ali

del complotto
L’attore David Carradine è stato vittima di un omicidio? Vittima di un omicidio verso sé stessi, quindi un suicidio? Oppure un’accidentale disgrazia di magia sessuale? Parte tutto da qui quello che in Italia non sanno per la solita pigrizia italiana, una pigrizia che è come una scabianel cuore. Qualcosa di potente, molto forte, molto intrinseco, molto strano.
In certi luoghi corre insistentemente voce, che l’attore David Carradine di Kill Bill di Tarantino, sia stato ucciso da un “illuminato”, anche se la vittima risulta essere la stessa persona che ha commesso il crimine. Forse è stato assassinato perché era diventato un “ricercatore?”. Oppure l'hanno ucciso e poi hanno inscenato la finta e macabra posa?
A quanto pare, Carradine stava indagando per conto suo, sulle “società segrete”, sette orientali e sette sataniche. Secondo un giornale thailandese, l'attore è stato trovato in un armadio e svestito. A fornire un’altra versione, è il giornale online inglese The Sun, che afferma una possibile e nefasta conseguenza di un gioco erotico. Un ufficiale di polizia thailandese, ha detto che Carradine è stato trovato nudo, con la corda che gli stringeva il collo ed i genitali. Non oso pensare a prima. Non OSO pensare. OTO, semmai.



L’Ordine dei
Templari d’Oriente

Due dei personaggi più famosi dell’OTO (Ordine del Tempio Oriente), la fidanzata di Jack Parsons, ingegnere missilistico e occultista con simpatie sataniste, Marjorie Cameron Simbolista anch’essa occultista e l’attore Dennis Hopper, lui c’è sempre quando si mesta nel torbido. Per la verità l’Ordine dei Templari d’Oriente si può ricercare online, in quanto hanno molti legami espliciti con molte persone conosciute e famose e importanti, dall’attore John Carradine all’attivista gay Harry Hay.

Sex and Rockets
L’innovativo libro scritto da Carter nel 2000, “Sex and Rockets: The Occult World of Jack Parsons” e l’opera fotocopia del 2005 di George Pendle “Strange Angel”, forniscono maggiori dettagli, soprattutto per capire da dove provengano i soldi.
I libri su Parsons osservano che la spinta per la Loggia Agape arrivò da una visita alla sezione di Vancouver dell’OTO, nella quale Wilfred T. Smith s'incontrò con Aleister Crowley.


Organista
di una   setta
Ben presto Smith inviò dei soldi a Crowley per l’OTO di Hollywood, dove gli adepti erano molti. Attori, attrici, gente senza volto, parecchia umanità persa in cerca di qualcuno che gli dicesse cosa fare. Da qui molte cose strane ci hanno invaso la gola ed il buco del culo. Con Parsons che rimaneva nell’ombra, Smith chiese il permesso a Crowley per creare una sezione dell’OTO con il nome di Loggia Agape. John Carradine visitò la casa, forse perché era un membro dell’OTO oppure, a “scopo di ricerca. Di lì a breve avrebbe dovuto interpretare l’organista di una setta satanica nel film The Black Cat.

Carradine apparve in The Black Cat interpretando “l’organista della setta” dove rimane ucciso in un’esplosione, quando il mitico Bela Lugosi irrompe nella sede della setta. Si vede Lugosi che attiva l’ordigno e poi un’inquadratura dell’esterno con la casa che esplode. Le perversioni sessuali di John Carradine, come uno dei Bounty Drive Boys, sono esaminate anche nel libro Hollywood’s Hellfire Club scritto da Gregory Mank.

Carradine a Bangkok
Dunque, il padre era un devoto membro dell’OTO negli anni Trenta, oppure in un classico stereotipo hollywoodiano, si stava solamente avvicinando a questa materia, come ha fatto di recente Heath Ledger nel ruolo di Joker, per approfondire le questioni proibite su cui stava compiendo ricerche.

La Rivelazione 

del Metodo
David Carradine stava facendo qualcosa di simile a Bangkok e in altri luoghi? Carradine padre, sappiamo ora, che aveva lavorato con coloro e che stavano cercando di comprendere le versioni moderne degli Illuminati. I Carradine, hanno partecipato alla pericolosa partita dei doppiogiochisti? Nel decodificare il processo alchemico di questa vicenda, inutile dire che dobbiamo esaminare più a fondo quella che Michael Hoffman in Secret Societies definisce la “Rivelazione del Metodo”.
Gli indizi sono ovunque e la vicenda si svela in maniera inquietante davvero. Dobbiamo solo aprire gli occhi e guardare. Nel giugno del 2009, David Carradine è stato trovato cadavere nella sua stanza al Park Nai Lert Hotel, Bangkok. La polizia ha riferito che era morto da almeno 12 ore, spegnendosi il 3 giugno 2009. Le prime versioni di come è stato ritrovato, legato con delle corde intorno al collo, alle mani e al pene, sono state corrette e modificate, diventando sempre più confuse in ogni ripetizione della vicenda.
Il fatto che delle fotografie del cadavere siano state pubblicate sui quotidiani ha sconvolto gli americani che hanno visto David Carradine “impiccato” all’armadio della sua stanza d’albergo in Thailandia, il Kill Bill di Quentin Tarantino Volume 1 e 2.
Bangkoks 5-Star, qui in mezzo c'è l'hotel dove è stato ritrovatro Carradine




Le mani di Carradine
Mentre questa immagine potrebbe sembrare piuttosto esplicita, sembra che abbia gettato dei dubbi sulla “storia di copertura” delle autorità locali di Bangkok, sul fatto che si tratti di un chiaro caso di suicidio. Le mani di Carradine, legate, sono mostrate al di sopra della testa e ora ci si chiede come si sia potuto legare così le mani? Il servizio informativo di Infowars ha aggiunto un problema che fa ripensare alle posizioni dell’OTO.
Il corpo di David Carradine al Swissotel


La morte oscura

      di David
Ecco quello che hanno svelato: nel corso di un servizio che è andato in onda al Larry King Show, il corrispondente della CNN afferma che la morte di David Carradine “è stata anomala e anormale, un decesso non naturale. E le prove mostrano che c’erano delle corde legate intorno al collo di David e intorno ai suoi genitali e queste erano legate assieme. C’è un rapporto secondo cui c’erano delle corde legate ai polsi”.
David Carradine in Kill Bill di Tarantino
Più avanti, si sosterrà che un produttore e regista di nome Damian Chapa, che ha lavorato con Carradine, ha affermato che crede ci sia stata violenza gratuita nella morte di Carradine. E ha detto che nessun altro lo sa ad eccezione della sua famiglia, la famiglia di Carradine e i suoi amici e le persone che gli stavano più vicino, ma David era molto interessato nel fare indagini e a scoprire i segreti delle società segrete. Era un battitore libero in queste inchieste personali che in qualche modo influenzavano l’attore.

I segreti del luogo
Un aspetto della vicenda su cui sembra non si sia stato indagato a sufficienza è dove David Carradine sia morto. Quali sono le peculiarità di questo luogo? Perché lo chiedo? La toponimia mistica e il linguaggio del gergo alchemico, fanno parte di un processo che dipende dal matrimonio tra azione nel corso del tempo e posizioni fisiche sulla terra viste come “luoghi del potere dalla visione magico-geografica della criptocrazia che considera la terra come un’enorme scacchiera”. Sembra che Carradine avesse scelto accuratamente questo posto.


Magia sessuale

Un hotel di lusso a 5 stelle a Bangkok, il Swissotel che offre un rifugio straordinario nell’animata capitale thailandese, con ristoranti rinomati, un rigoglioso giardino tropicale di oltre tre ettari e delle graziose camere di rappresentanza. Ma dobbiamo cercare più in profondità e qui avviene l’incredibile. La posizione dell’hotel è fondamentale. La toponimia mistica degli obelischi in luoghi come Dealey Plaza e vicino al Lorraine Motel, potrebbero rispecchiarsi in un’analoga forma di chiaro simbolismo vicino al luogo della morte. 
Sappiamo che Carradine padre, era coinvolto con l’OTO. Non sappiamo in che cosa fosse interessato David Carradine, se stesse compiendo delle indagini o delle ricerche. E’ interessante il fatto che uno dei suoi primi ruoli, quando decise di intraprendere la carriera di attore, fu in una produzione televisiva per l’Armstrong Circle Theather, chiamata il documento segreto.
Dopo “Kung Fu” David Carradine intraprese il ruolo da protagonista nella misteriosa produzione underground – un nuovo genere di film d’azione – Death Race, il suo ultimo ruolo sarebbe tuttavia quello più enigmatico. La famiglia di Carradine ha chiesto all’FBI di indagare se l’attore sia morto di asfissia autoerotica o di omicidio. Hanno anche chiesto che venga effettuata una seconda autopsia. Le nuove risposte porteranno ad altre domande? O porranno fine ad ulteriori indagini su questa strana morte da “impiccagione”, concedendo una tregua a coloro che indagano su diversi altri “suicidi da impiccagione” poco chiari che potrebbero avere indizi con nomi e cognomi?
Il legale della famiglia Carradine, ha parlato allo spettacolo televisivo Larry King Live e ha smentito le voci di suicidio, sostenendo invece che David Carradine potrebbe essere stato ucciso da “sicari di una setta segreta di Kung Fu” dopo che è stato rivelato che Carradine stava tentando di portare alla luce dei gruppi che lavoravano nella malavita organizzata (Yakoza) collegata alle arti marziali. La famiglia Carradine si è lasciata andare ad altri commenti indicando che David Carradine è stato assassinato perché stava indagando sulle “società segrete dei signori del crimine Kung Fu”.
 Carradine e l'ex moglie, sessualmente ripugnante
La sua ex moglie, che stava valutando delle proposte per un libro su David Carradine, ha detto ai media: “Se fosse stato coinvolto nelle società segrete, era una cosa di cui anch’io non sapevo assolutamente nulla. Ma lui aveva dei grandi segreti”. Poi perché la Thailandia? Questo vorrebbe dire che stava compiendo delle ricerche nelle cosiddette gang di Muay Thai, è così.
Membro della Yakuza e tatuaggi in tema
Oppure stava effettuando una ricerca più vasta sulla Hung Society (la società del Paradiso e della Terra), le Triadi cinesi e la Yakuza giapponese? La teoria del complotto omicida ha delle forti somiglianze con la morte di Bruce Lee avvenuta nel 1973. Secondo fonti gettonate come Yahoo News la morte di Lee è imputabile ad un attacco cardiaco anche se la maggior parte delle persone ha parlato di edema cerebrale. Ci sono altri che credono che la leggenda delle arti marziali sia stata assassinata dalle Triadi cinesi. Considerando che il ruolo in “Kung Fu” era di Bruce Lee prima che venisse sostituito dalla politica di Hollywood da David Carradine, si tratterebbe di una coincidenza davvero affascinante per quanto inquietante.

giovedì 3 settembre 2015

Potere e Paura

La Piramide del Potere

Quanto più grande è il potere, tanto più pericoloso è l’abuso



         di Matteo Tassinari
Potere non è un termine che gode di buona considerazione nel nostro tempo. Inviso persino a chi lo esercita e dovrebbe gestirlo con fermezza e determinazione. I potenti spesso si schermiscono, evitano di usare il proprio potere, lo rifuggono. Chi per non assumersi scomode responsabilità, chi in nome della condivisione delle decisioni, chi per nascondere decisioni poco trasparenti.
La fandonia fatta persona
Il potere non fa le cose giuste,
fa solo la storia

“Io non ho potuto”, “Io non posso”, “Io non potrò”, sono le espressioni che più spesso vengono pronunciate dalle persone che esercitano un ruolo di comando nel mondo del lavoro come nelle istituzioni. Il dirigente di un comune che si accorge di un illecito o di un'irregolarità e rinuncia a perseguirla per non mettere a rischio la propria carriera, è un politicante di mestiere farabutto e corrotto. Il giudice benevolo nel processo che riguarda l'esponente di spicco della politica di turno, che per non compromettere relazioni amicali e professionali, decidono forfettariamente, anche senza parlarsi, di non inforcare nessuno alle sue responsabilità esercitate in quanto personaggio di potere, nel nome della Patria, certo, della Patria.
Anche Pasolini era un patriota, cioè uno che amava l'Italia, non un forcaiolo stile Salvini. Solo chi è di destra può nominare il termine "patria"? Sarebbe un grande sbaglio lasciare un argomento così importante ad appannaggio della destra, con una sinistra che non s'accorge mai di nulla e quando i fatti succedono cadono sempre dal pero. Soprattutto Bersani, il pontiere con CL da parte del Pd. Ah, bel compito, caro Bersani. Io ci credo, in modo anarchico o libertario, ma ci credo nella Patria e la sua difesa. La dirigente scolastica che chiude un occhio di fronte all'insegnante inadempiente, per non dovere gestire conflitti e gelosie nel proprio istituto, è un'inetta incapace oltre ad essere un peso per la società che la paga già lautamente.

Sfinitezza


E la società pare particolarmente benevola con l'uomo o la donna di potere che, pur potendo, non fa e si affretta a trovare le giustificazioni del caso. Per di più bisogna essere consapevoli che la nostra debolezza, debilitazione, fragilità, i nostri errori, astenia, esaurimento, imperfezione, sfinitezza, spossatezza, sono la forza reale del Potere alto, come l'uomo che vedete qui sotto, passato alla storia come un grande statista pur essendo un pluriomicida in Vietnam.
Forse non tutti sanno che Henry Kissinger è stato capace di fare una cosa che pochi altri sono riusciti: trasformare popoli come quello del Vietnam e Cambogia, popolazioni pacifiste e autonome ci dice la storia, in stirpi agguerrite e assassine, per difendersi dagli attacchi di guerriglia al Napalm sganciati dagli Stati Uniti, con Kissinger in primo piano sulla scena. Nixon era impegnato a sblaterare al Congresso tutte le panzane relative alla guerra e avere il favore politico della Casa Bianca
Dopo anni di retoriche farlocche del governo allargato, della condivisione delle decisioni, del rovesciamento del potere verso il basso, forse dovremmo ricominciare a ripensare al potere come ai suoi elettori. Henry Kissinger ebbene a dire che il Potere è: “l'Afrodisiaco Supremo”. Questo signore, il macellaio di guerra col nobel per la pace, è il bluff più grande della storia.
Kissinger che parla dell'ordine globale

Infatti, nel 1973 fu insignito del Premio Nobel per la pace, promettendo la conclusione della guerra in Vietnam per poi continuarla e promise pure la restaurazione della legge e dell'ordine in un paese dominato dalle proteste “nere” e contro la guerra e dai disordini razziali e, appena eletto, non perse tempo a definire il suo staff come il migliore che l’America abbia avuto perché è stato capace di mettere ordine laddove c'era il disordine.
La faccia dice tutto


Il Potere       ha
il volto       stanco
Il potere è l’afrodisiaco supremo. Non c'è nulla di peggio di un mondo in cui tutti decidono, nessuno decide, nessuno e responsabile di quanto si è deciso, nessuno paga e risponde per le decisioni prese. I più disagiati sono le prime vittime sociali. La politica è merda. Il potere è quello spazio, stupendo e tragico, di solitudine e di vertigine, di volontà e di azione che un uomo o una donna si trovano per una fase della vita a disporre. E come disse anche il vostro Andreotti: “Il potere logora chi non c’e l’ha”, e aveva ragione, il gobbo.
Potere di seta
Non mi è mai piaciuta, sia chiaro, però una cosa brillante fu detta anche da Oriana Fallaci: "Il vero potere non ha bisogno di tracotanza, barbe lunghe, vocioni che abbaiano. Il vero potere ti strozza con nastri di seta, garbo, intelligenza". Grande intuizione. Perché, quando si tratta di controllare gli esseri umani non c’è miglior strumento della menzogna. Tra i vanitosi c’è certamente Margaret Thatcher che al discorso di apertura della sua presidenza, tuonò spiatellando apertamente: "Essere potente è come essere una signora", "se hai bisogno di dirlo, non lo sei". "Tu come signora fai schifo, ma come persona sei peggio!". Come si può vivere, se voltandoti vedi solo (o anche, vista la fibra) migliaia di volti che non ci sono più per causa tua?
PPP, dette la vita a tutti noi per un potere corrotto e omicida
I beni    superflui rendono superflua    la vita
LA CASTA DEI CASTI


 Il Potere non ha moralità
Al contrario Sofocle, lo precedette dicendo che: “non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede gestire il potere”. Quel tempo fugace e rapido in cui loro, e solo loro, possono agire e, se non agiscono, nessun altro potrà farlo per loro. Non è il potere a doverci inquietare, ma la paura, quella paura che corrompe i nostri pensieri e i nostri gesti. Perché quando il potente vive nel timore di perdere il potere che ha conquistato e il senza potere vive nella paura del castigo del potente, i loro destini divengono indissolubilmente legati. 
Quella      fragile
voce Birmana
Ma c'è sempre possibilità di non farsi sovrastare dalle paure. Mi viene in mente la tenacia del presidente Abramo Lincoln, l'uomo più potente del suo tempo, disposto persino all'abuso e alla forzatura delle regole pur di ottenere l'abrogazione della schiavitù in America. Mi viene in mente il coraggio di Aung San Suu Kyi, la più fragile e impotente voce della Birmania, premio Nobel per la Pace, disposta a sfidare il potere, senza paura, attivista da molti anni nella difesa dei diritti umani sul teatro del suo territorio, vessato da una dura dittatura  di tipo militare. Non lo sappiamo, ma gli eroi esistono, purtroppo, perché una società bisognosa di paladini è una società malata fino alle radici. 

martedì 22 luglio 2014

Poesia in movimento


Ho sempre pensato che il mistero del calcio,
abbia similitudini col Mistero della vita

Il calcio è l’ultima
rappresentazione sacra
(Pier Paolo Pasolini)

di Matteo Tassinari
Lo so già, tutti a borbottare i sapientoni: "ma quello era un altro calcio, quello di oggi è un'altra cosa". Non m'interessa proprio nulla fare distinguo sul calcio di Pasolini e come lo intendeva e il calcio di Moggi, che poi è il calcio di oggi, di chi ci lucra spasmodicamente miliardi di euro e lo riduce ad un becero business. Il calcio è il calcio della strada, come in America Latina nelle favelas messicane, nelle periferie francesi vicino a Marsiglia. E' quello che ho vissuto io, lasciando da bambino molto sangue sull'asfalto per giocare e buttarmi graffiandomi da tutte le parti. Ah, dimenticavo,  io ero il portiere e dovevo per forza buttarmi, era nelle regole nostre da rispettare con gioia, erano le uniche regole.
Il gol più bello della storia del calcio.
Maradona ha scartato l'Inghilterra tutta e va in gol










La pipì del Portiere

Non importa chi è,
Lheman ex portiere della Germania
Ogni gol è VITA
un'invenzione. E' sempre una sovversione del codice, dove se ne vedono di tutti i colori, anche le sfumature di grigio. L'ultima è quella di un portiere tedesco di prima divisione. Mi sono sempre chiesto che cosa può succedere, quando ci si trova costretti a stare in piedi, davanti a 90mila persone, per tre quarti d’ora di fila e non poter andare in bagno pur avendone bisogno. Alla fine quel giocatore mi ha accontentato. Doveva solamente fare pipi. Ma come regolarsi, quando uno stadio intero è li a guardarti anche il buco del culo, senza contare le decine di telecamere? Si vede che alla fine non ce l’ha fatta, cosi, quatto quatto, non appena è arrivato il momento buono, si è allontanato dalla porta, e li, di fronte a tutti, ma accucciato dietro i tabelloni pubblicitari belli e grandi, il giusto per eclissarsi dalla marmaglia, si è liberato fino all'ultima goccetta. Sembrava un cane. La cosa più impressionante era l’espressione. Concentrata, ma insieme distratta, quasi volesse far finta di niente. Mi ha provocato una profonda simpatia. Simpatia e pena, eppure nel suo gesto c’era anche dell’eroismo, per quanto patetico.
Provate voi a fare la pipì li dentro
Palleggi, Palleggi, Palleggi
Superare l'ostacolo del corpo nella maniera giusta, come un torero con la sua veronica non è da tutti. Palleggi, palleggi e palleggi ancora in un pomeriggio. Quel bambino, solo col suo pallone, passava ore, pur di superare i tocchi che si era prefissato mentalmente di fare. Non allegro, ma assorto, pienamente consacrato al dio pallone, estraneo al mondo. Una buona approssimazione alla felicità, alla disponibilità altrui, all'amicizia nel gioco di gruppo. Per questo cominciai a scrivere per la sfiga di molti. In porta ero sicuramente meglio, la gente era stupefatta, più fatta che stupe, nel vedere un bambino parare come un maggiorenne. Scherzi a parte, in porta ero il migliore, al punto che agli allenamenti non andavo quasi mai, ma la domenica mattina, la mitica maglia numero 1 la indossava il sottoscritto, per la griffa di molti. Eppoi chi di voi mi conosce lo può confermare. 









Plana il giocatore foca 
Nulla a che vedere, comunque, con il cosiddetto giocatore-foca, l’animale ammaestrato capace di palleggiare per ore e ore nei modi più diversi, utilizzando tutte le possibili e immaginabili parti del corpo umano. Lo vedi con la palla dietro la nuca, o immobile sul capo, mentre ti fissa sorridendo, o ancora ipnotizzato in una serie infinita di tocchi tra spalla, coscia, ginocchio. Tutte cose che in genere scompaiono sul campo, quando basta una spallata dell’avversario per far crollare quella scintillante cristalleria di gesti. La brutalità dell’azione serve difatti a ricordare come questo sia uno sport di squadra, in cui lo spazio del puro gorgheggio è forzatamente ridotto. Allora vedi quei poveri virtuosi, quegli estenuati calligrafi del calcio, sedere tristi in panchina, con tutto il loro catalogo di mosse prestigiose, in attesa di entrare verso la fine della partita, magari per piazzare un unico colpo di tacco che ricordi alle folle, almeno un attimo, la gloriosa esistenza del dandysmo.
Pettorali famosi

Analoga alla pratica solitaria e ossessiva
del palleggio oltrechè del cazzeggio, ricordo la consuetudine dei cosiddetti passaggi (giochiamo ai passaggi?). Passione comunitaria, questa, che spezza l’isolamento anacoretico del solipsista, ma senza ancora aprirsi al calcio vero e proprio. Una bella via di mezzo, una simulazione dell’agone, ma tutta amicale e gioiosa. Non c'è alcuna violenza, ma solo la sorridente circolazione della palla, che gira dall’uno all’altro, equamente distribuita. Sono i famosi “due tiretti”. Anche quando c’è il goal, l’esultanza resta neutra, astratta, perché manca del tutto la smania belluina, la frenesia che invece caratterizza ogni partita. Siamo alla pura estetica. Viene apprezzato il gesto, indipendentemente da chi lo compie. E’ un limbo, l'unico limbo ammesso nell’universo del calcio. Ma è anche vero che il calcio è un gioco ma anche un fenomeno sociale. 
C'è piùcalcio in tv
che nella osteoporosi
Smania e frenesia mi fanno venire in mente un lungo tirocinio che svolgevo, anno dopo anno, in un piccolo campetto privato, dove la ressa e la rissa venivano portate all’estremo. Ci ritrovavamo li quasi tutte le domeniche, in dieci, venti, troppi per quel recinto angusto, ricavato accanto a una serie di gabbie per cani (ma forse in origine per polli o galline). Fatto sta che la vegetazione aveva invaso lo spazio, e dagli alberi pendevano lunghi, intricati rami che piombavano, a mo' di baobab, giusto in mezzo al terreno di gioco. Era appunto questa la specialità: vinceva solo chi sapeva orientarsi in quella giungla, chi conosceva i passaggi segreti fra i cespugli, chi prevedeva le traiettorie sghembe dei tiri scagliati alla cieca contro quei viluppi arborescenti. Vinceva la guida, lo scout, il montanaro pratico dei tratturi. Per questo era inutile cercare di attaccare, dato che l’avversario, scaltro come un Sioux, spariva nella macchia, per poi sbucare indisturbato dal nulla, proprio davanti alla porta, e segnare.
Nulla è più ampio della gioia di questo bambino
perché è la persona più libera del mondo


 Bella donna o bella partita 
non ho dubbi: la     seconda
Talmente stupido da farmi immortalare come un portiere in volo. Il fatto di essere stato solo un bambino, non mi discolpa. La mia vanità mi spinse alla simulazione più ridicola. Immaginatemi, a dieci o undici anni, sdraiato sulla spiaggia mentre mimo una parata in tuffo. Non esistevano ancora computer e Photoshop, ognuno si arrangiava a modo suo, ma quello scatto in bianco e nero continua a farmi soffrire. Sarò per sempre disteso sulla rena, col pallone ben saldo fra le mani, e l’espressione di chi sta planando. Perché mi sto buttando, è chiaro: non si vede? Sono un portiere in volo. Il resto è poesia in movimento.
Italia contro Germania, 4 a 3, la partita storica del calcio


Momenti di
GLORIA



















Era una sera d'estate, quando giocavano Italia contro Germania (4 a 3) e che contrasto vissi, durante quella partita! Chissà perché, mi ritrovai a vederla con mio padre, in modo tale che feci esperienza dell’epica in cucina. Quel lungo altalenarsi di risultati mi parve elettrizzante, insostenibile emotivamente, ma a lui dovette sembrare intollerabile. Ecco perché ricordo soprattutto i supplementari. Dopo il secondo pareggio, infatti, non ce la fece più e se ne andò via, lasciandomi da solo davanti alla televisione. Si rinchiuse nel bagno. Cosi, per tutto il primo tempo supplementare dopo che Schnellinger segnò il pareggio all’ultimo minuto. Lo chiamavo e lui chiamava me per sapere come andava, per sapere cosa si stava perdendo o vincendo. Tuttavia non poteva, non poteva guardare. Temeva per il cuore. Finché me lo ritrovai di fronte, proprio dietro lo stipite della porta, come un’anima in pena, chiamato dalle immagini, ma insieme dalle immagini respinto, come un lupo mannaro, come una fiera che vaga intorno al fuoco, impedita dal fuoco. Solo alla fine corse ad abbracciarmi, sciolto dal suo incantesimo, felice perché libero: più felice di me.
Orgasmi sotto al
sole

Quando   una donna ti fa cambiare vita e rotta, è roba da ridere, ma quando ti fa cambiare la squadra di calcio del cuore, la situazione, allora, assume sembianze mai previste per evenienze del genere, è, come si dice, una questione seria. Tutti questi giochini mi divertono, ma quanto sono lontani dal vero calcio! Basta prendere un pallone di cuoio, magari di quelli vecchi, che si gonfiavano conficcandoci dentro un ago gigantesco. Una via di mezzo tra l’iniezione di Buscopan antidolorifica e il palo di frassino usato per inchiodare i vampiri. Ecco, con un oggetto simile, addirittura bagnato, pesante e ortopedico, proviamo adesso a giocare contro un muro, da soli, per una metodica seduta di allenamento. In cortile non c’è più nessuno, è pomeriggio, ha appena smesso di piovere e si sentono solo i colpi lenti della sfera che batte e rimbalza, echeggiando fin nella tromba delle scale. Rimbombi profondi, cardiaci e il rimbalzo. La mia infanzia è segnata da questo metronomo. È cosi che ho imparato il controllo di palla.
Ricorda che:
Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa
per la strada, lì ricomincia la storia del calcio

L'Epopea       dei palloni 
 persi o bucati
Sono le briciole di Pollicino che dovrei ritrovare per risalire il sentiero di casa. Quanti palloni! E ovunque. Nei fiumi, innanzitutto, che appena toccata l’acqua, scappano via veloci. Nei laghi, più pacifici, ma non meno insidiosi. Qualcuno al mare, molti sopra gli alberi, incastrati sui rami più alti a formare un groviglio inestricabile, una specie di simbolo araldico. E quanti finiti bucati! Quelli di plastica leggera, che volavano via alla prima brezza (“a vento”, si diceva, guardando le inverosimili parabole tracciate quando li si colpiva con violenza), ma anche gli altri, via via divorati dai cespugli, dai vetri, dalle spine. In definitiva, non c’è pallone che non si sia perso o forato. E forse tutto questo vorrà dire qualcosa.






















Tanto vale ammetterlo
Anch'io sono    tifoso, mio malgrado. Da piccolo, come tutti i miei compagni, menavo a memoria la formazione della Juventus e dell’Inter, come quella del Cesena, finché scelsi la squadra del cuore, la Juve. Solo che, ad un certo punto, le delusioni diventarono troppe e fu allora che, da un giorno all’altro, decisi di smettere. La scelta si abbatté drasticamente su queste mie abitudini di vita. Basta con i goal, basta con le pagine sportive. Le giornate si dilatarono immediatamente. Da allora non sono più tornato indietro. Tuttavia, sin dal sabato senza dare nell’occhio, inizio a informarmi e la domenica la selezione dei canali appare molto più irrequieta del solito. Perché, pur evitando di confessarlo apertamente, io voglio, voglio sapere il risultato e questo risultato mi cattura come un osso di seppia. E’ un sentimento strano, che mi spinge a aggirarmi per casa come un rabdomante con la sua forcella. Voglio sapere e insieme non sapere. E cosi, dopo cinquantenni tondi come un bel culo di signora, quel morbo lontano continua a possedermi, senza che abbia trovato alcun antidoto.
Si preparavano gli schemi col Mister, figura mitica, al pari di un Totem















Nello sci e nel cavallo
non si segna
“A me io lo   sport che preferisco e il calcio. Perche si segnano molti gols, mentre nello sci e nel cavallo non si segna neanche un gols”, da “Io speriamo che me la cavo” di Marcello D'Orta. Questo allontanamento dal calcio mi fa venire in mente una particolare fase del gioco relativa al recupero dei palloni finiti fuori dal campo. Anche in quel caso, si trattava di fermarsi e uscire dal vivo della partita. Chi aveva spedito la palla lontano dal terreno, aveva ovviamente l’obbligo di andarla a riprendere. Ricordo in particolare un periodo in cui mi incontravo sempre con lo stesso gruppo, nella casa di un amico situata in aperta campagna. Dietro una delle porte si stendeva un muro di recinzione e ogni tanto avveniva che un tiro lo superasse. Il designato, allora, si dirigeva all’uscita, per cominciare la ricerca del pallone.
Mio babbo al circolo velico di Ravenna di cui faceva
orgogliosamente parte essendo stato pure nelle Truppe San Marco, uno sburò! Pensare che a me ogni divisa mi fa schifo
Amore respirato

Che strana sensazione!
C’era un momento preciso in cui io e mio padre ci dimenticavamo di tutto, delle nostre piccole tragedie. Dalle paranoie all’incomunicabilità, dalle assenze alle mancanza d’affetto reciproca, dalla freddezza all'indifferenza. Questo strano fenomeno avveniva la domenica pomeriggio, quando alle 12 partivamo dalla stazione di Forlì per andare a vedere il Cesena che all’epoca militava in serie A. Avevo 13 anni e col babbo, ch’era stato scelto dal battaglione san Marco per la sua stazza corporea non indifferente, mi sentivo sicuro anche quando la curva esplodeva per un gol o c’erano delle risse fra tifosi. Una volta mi sono infilato sotto il suo cappotto e ricordo ancora che ha gridato a voce alta alla gente che premeva: "Oh, chelma, i que cu'ie un bambi" cioè io. La ressa a quell'età fa paura davvero, che paura in tutto il corpo, però con mio babbo sapevo che non poteva succedermi nulla di brutto. Eravamo noi i più forti, perché da bambino ragioni così, semplicemente.
Io e mio babbo alla ricerca di un campetto per tirarmi pallonate e volare per prenderle e dimostrare quanto ero bravo tra i pali


Per questo i bambini sono santi. Solo per il fatto d'essere bambini e vivere. Mentre ci si avviava, le urla e il chiasso cessavano pian piano. Poi, di colpo, non appena superato il cancello, ci si ritrovava in mezzo ai prati, in una distesa che correva a perdita d’occhio. Il verso di un uccello, il freddo improvviso, il vento, in una natura estranea e vicinissima. A volte, dopo aver visto la palla, fingevo di non averla ancora trovata, per rimanere un altro po' nel nulla, estasiato, sospeso nel silenzio. Poi, dopo qualche istante, tornavo alla partita, dimenticando quello spazio muto che ci avvolgeva, al di là del muretto. Alcuni pensano che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d'accordo. Posso assicurarvi che è molto, molto di più. E poi, cosa sarebbe il calcio senza di me?