Notti Notturne

Blog dedicato a Faber

Bobby Fischer, il più grande scacchista della nostra miserabile Storia che rifiutò il titolo di campione
del mondo di scacchi contro Boris Spasskij, disse nel 1978:
"Chi gode della mia stima ha il privilegio d'intuirlo subito"
Come a dire: chi mi sta sulle palle, lo capisce subito.

venerdì 21 ottobre 2011

Jobs, il dio mela


di Matteo Tassinari

Come per i faraoni, proseguono da svariati giorni i funerali di Steve Jobs. Domenica a Silicon Valley s'è svolto il funerale per i Vip. Ieri le esequie alla Apple per i dipendenti. Un funerale anche per l'americano portato ad esempio da tutte le università Yuesei. Fedele a se stesso, Jobs, ha preferito non rivelare la malattia per non far crollare le azioni Apple. Di lui s'è scritto che fosse un memorabile tiranno in ufficio, un inguaribile spilorcio e un furbacchione indifferente alle condizioni di lavoro delle sue fabbriche come la Foxconn, in terra cinese. Uno che era veramente "folle", per dirla con parole sue.


Le due ombre

L’ammirazione per Jobs è indubbia. Il mito-Jobs è fuor di ogni discussione seria. Come la straordinaria incidenza dei suoi prodotti nella vita globale è lampante. Ma colgo due ombre. La prima è il mondo che ha celebrato tramite Jobs se stesso, parlando della tecnica e il mercato con quei vuoti "siate affamati" o "folli", glosse che francamente lasciano il tempo che non trovano per la loro vacuità. Nella società globale i mezzi prendono il posto dei fini, gli strumenti contano più degli scopi. Le rivoluzioni oggi non le fa la storia ma la tecnologia e protagonisti sono gli oggetti, non i soggetti. È davvero un progresso per l’umanità?


La Mac religione

La seconda riguarda il culto della Mela, la Mac-Religione, che riverbera nello zelo missionario dei suoi adepti nel convertirci al Dio Apple. C’è un’aura mistica intorno a Jobs come il fondatore di una nuova religione, una filosofia che solo in America poteva prendere corpo e verbo. E la sua Mela evoca la Mela biblica, ma violata dal morso proibito. È significativa una coincidenza: mentre moriva il profeta del Dio Mela nasceva a Silicon Valley il cimitero digitale dove è possibile garantirsi sul web l’immortalità che non si spera più nell’Aldilà. Dopo la cremazione, c’è la digitalizzazione, così il defunto resta on line per sempre. Del corpo resta nell’etere l’icona, che è l’equivalente dell’anima nel web.


Tutti gli i- di Jobs

Intendiamoci, l’iPod, l’iPhone, l’iPad sono “fighissimi”, come dicono le mie due nipotine, Bea e Franci: pieni di applicazioni, intuitivi, veloci, coloratissimi, ma già l’idea di un prodotto che cambia ogni anno e mezzo, che costringe milioni di persone a sbarazzarsi della versione “vecchia” per prendere quella appena lanciata sul mercato, più leggera di cinquanta grammi, dall’identico design ma più accattivante, che fa una cosa in più dell’altra ma ad una velocità maggiore, mi sembra una gran furbata commerciale. Tony Curtis si è fatto seppellire col suo i-phone. Peccato che non si tratti di immortalità, ma di i-mortalità, come tutti gli i- di Jobs di così rapida mortalità per tenere vivo il mercato e le sue frustrazioni che assumono sembianze talvolta bizzarre, in questo caso addirittura mistiche. L’eternità è tutta un’altra storia, datemi retta. E purtroppo l’incubo orwelliano che s'è realizzato un paio di decenni più tardi, vale a dire quando i reclusi del turbo capitalismo avrebbero salutato: "Addio, Genio!".