Notti Notturne

dedicato a Faber

Bobby Fischer, il più grande scacchista della nostra miserabile Storia che rifiutò il titolo di campione
del mondo di scacchi contro Boris Spasskij, disse nel 1978:
"Chi gode della mia stima ha il privilegio d'intuirlo subito"
Come dire: chi mi pesa le palle, lo capisce subito. Uguale per chi invece stimo, non ci mette molto a capirlo, glielo dico subito

domenica 23 ottobre 2011

Voglio 1 blog! Anzi, no, 10!!!


di Matteo Tassinari

Più leggo e scrivo sui Blog e più mi fanno schifo. Un buon 80% sono utili come la forfora. La blogosfera? Una giungla paragonabile al mercatino delle pulci di Calcutta, il più grande al mondo, dato incontestabile. Vi trovi organi umani e incensi coloniali irraggiungibili, regna l’”immancanza”. Ci sono blog intimisti (i peggiori) quelli esibizionisti (sempre i peggiori) quelli diaristici (uff…) quelli politici (per modo di dire) quelli di settore (qui il far di conto e il giudizio è difficile, fate voi) e tanti altri che non mi va di ricordare. Ma cos’è che inquina di più la Blogosfera? L’autoreferenzialità, non v’è dubbio. Il cimitero delle idee, la camera mortuaria delle eccentricità ed esibizionismo sprigionato da una grande disperazione personale e umana.


Benedetto Croce e i blog

Un esempio significativo ci è dato da Splinder (piattaforma di migliaia di blog) che vanta orgogliosa, nel suo giornale online, la nascita di un migliaio di nuovi blog ogni settimana. Bene direte voi. Male dico io. Questo dato lo osservo con inquietudine profonda, perché fra i prossimi mille blog, un 40% saranno dedicati ai nuovi amori di Belen o a Buffon se sposa la Seredova e un restante 10% ai “poeti”. Croce, il filosofo, diceva: “Fino a 18 anni tutti scriviamo poesie. Da quell’età in poi, rimangono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini”. La blogsfera ha dimostrato la verità del filosofo. A forza di linkaggi, citazioni del tutto interessate alla conoscenza del proprio feticcio internettiano, trackbackandosi scambievolmente con abbracci virtuali, “Amicizie” date col criterio del nulla, per illudersi d’aver realizzato qualcosa di godibile per la comunità del web o, addirittura, si è i sultani della persuasione. Falso. Si guarda troppo spesso i commenti e sulla base di essi si scrive, postare inezie, maniacali controlli al contatore dei visitatori, tutto in automatico, senza analisi del “prodotto” o selezione del messaggio. Nulla importa se non l’autoreferenzialità che quasi sempre è volgarità o peggio ancora provocazione vana e stolta. Come in Facebook, il regno del feticismo ottuso, dove l’ironia latita e ci si scambiano sportellate (sotto forma di parole) che uno Scania si fracasserebbe.


Parlatene male, ma parlatene...

L’esserci in prima persona, ostentare anche questioni da trans gender, come quella vecchissima pubblicità che diceva: “Che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”. Ecco perché in grande percentuale i blog deprimono, affliggono, stufano. Sono oggetti di culto isolati per persone che coltivano l’esperienza mediatica senza saperlo e se qualcuno glielo dice, loro ringraziano (a prescindere), senza averci capito un tubo. Se come me lavori in un giornale, hai spazi precisi redazionali, uno spazio e una grafica, che mi costringono a sintetizzare al meglio ciò che ho da scrivere e qui regna la dote, se c’è. Nel blog avviene il contrario. Lo spazio non è un problema, uno se ne prende quanto ne vuole, purtroppo. Anche la grafica non è un problema in quanto a comporla sono i blogger stessi e non esistono editor che ti mettono in discussione. Allora il blog si allarga sempre più ed è un peccato che la stupidità umana non sia dolorosa, altrimenti soffrirebbero in molti. Siamo alle solite, nulla di nuovo sul fronte occipitale: la quantità a scapito della qualità. Blog mio compreso.