
Non pensatelo: SIATELO!
di Matteo Tassinari
Apoteosi dark. Rocky Horror Picture Show ha portato in trance il popolo della notte (ma non solo). Azzurri e rossi gli occhi, tacchi a spillo, giarrettiere, ombelico in vista, unghie affilate e grandi cappelli e capezzoli e pelle, tanta pelle su cui assaporare e leccare pori altrui. Lo so, può far schifo, ma anche no. Una fisarmonica stordente e contagiosa, affebbrata scriverei, e infatti l'ho scritto. Questo è il "Rocky horror picture show" che tutti voi sicuramente conoscete da secoli, con la sua carrellata di brani-cult: "Time Warp", "Sweet transvestite", "I'm going home", "Double feauture".
Il "Frankestein Place"
Il musical di Richard O'Brein è un inno alla bisessualità e alla trasgressione. Un'opera teatrale dal ritmo mulatto, meticcio, scene gonfiate da un'inesauribile vitalità gargantuesca, mastodontica, raffiche di doppi sensi e doppi sessi, come se piovessero rane. E infatti piove quando Brad e Janet, due sposini impacciati e candidi come l’americano medio anni ’60 che, causa un guasto alla macchina, finiscono al "Frankestein Place". Metafora, immagino io, del "battello ebbro". Frank, creatura onirica, famelica e gran puttanone dai bei chiapponi su cui si depositano tutte le ambiguità del mondo, gioca a chi è bravissimo a scacchi, per poi ritrovasi un disastro nella vita. Ha con lui uno stuolo di servi: Riff-Raff, Magenta, Colombia, il temibile Dr. Everett Von Scott, Eddie, il criminologo, Betty e altri "fantasmi" vari, tutti iniziati alla poetica del non sognatelo: fatelo! O meglio non sognatelo, siatelo! pare suggerire sibillinamente la commedia gotico noir di O'Brein. La gente, in tal caso, si trastulla con seghe elettriche e vive di ossessioni e di un'ossessione in particolare: la creatura bionda dagli occhi azzurri e pettinata a caschetto. Dal suo laboratorio nasce Rocky, un omo sostanzialmente decerebrato, acefalo, insomma, un corpo da usare. E siccome Frank, il magnifico travestito non è mai sazio, deciderà di spassarsela anche con i fatati sposini, seducendo di notte prima Janet e poi Brad, i due sposini. Frank però non resisterà a lungo, essendo un alieno, come lo sono Magenta e Riff Raff i quali, esausti, decideranno alla fine di neutralizzarlo, tornando nel "Pianeta Transilvania". Un risveglio traumatico e desolante. Su cui neanche l'imperturbabile narratore potrà più pronunciarsi.
Un calcio alle fobie sessuali
Il "Rocky horror" è un monumento alla psichedelia, al travestitismo issato come emblema di una rivoluzione sessuale "sorridente" e cinica. Opera museale e grottesca. Un tocco di teatro nero mai scritto prima, escludendo ovviamente William Shakespeare, è riuscito laddove neppure Truman Capote. Ma i picchi di spettacolarità a cui è arrivato il "Rocky Horror" negli anni, non hanno permesso che si infiltrasse nessun dubbio. Semmai una certezza. Le reazioni di chiunque l'abbia visto hanno ribadito la melodrammaticità della nostra contemporaneità. Un fenomeno popolare come il musical, semplice, ritmico e melodico. Afferra dal basso, per dirla col linguaggio punk-rock. Fa parlare di se. Contagia in modo trasmissibile, dilagante, inarrestabile, epidermico, lebbroso e rognoso, pandemico. Scalza la parola, dando così ragione a Levi-Strauss: "Solo la musica è un linguaggio primario. La parola viene dopo" e a George Steiner che ritrova nei fenomeni musicali un residuo dell'antico rito dissacrante di tutti i conformismi conservatori, per meglio dire integrato perbenista e tradizionalista, privato di ogni reazione. Un'occasione di grande socievolezza, una spinta verso una generosa condivisione delle emozioni. Il film finisce con Frank-N-Furter che da cattivo diventa una vittima del vero traditore Riff Raff, che oltre a ribellarsi al suo padrone plagia anche la sorella-amante Magenta per i suoi scopi, quando si capisce che, forse per amore o forse solo per devozione, lei avrebbe voluto un finale diverso per Frank-N-Furter, reo solo (se vogliamo così definirlo) di perseguire la filosofia del piacere con tutti i mezzi in suo possesso.