Notti notturne

sabato 8 giugno 2013

La grande bellezza di Silvio













Topa ad personam

di Matteo Tassinari

Berlusconi si è trasformato nell’ultimo vero comunista-capitalista, alla maniera cinese. Un uomo che persegue la conquista dello Stato tramite mezzi propri, ad esempio è amico fraterno del capo del Kgb e proprietario di Gazprom, che persegue un disegno totalizzante attraverso strumenti mediatici, coinvolto in mille rivoli che portano tutti alle varie P2, P3, P4, e Bisignani vari, Letta, l'uomo al mondo con più leggi ad personam che camice, Silvio, che magnificenza. Berlusconi non imita nessuno, tranne se stesso. D’ora in poi, berlusconiani, saranno gli altri e chi lo vota. Eppure se c'è mai stato un presidente di un qualsiasi Stato così adiacente all'idea di Burlesque, beh, è incontestabile, questo premio spetta a lui, Silvio. Nulla della vita, per SB, è così "burlesco", come direbbe colui che macina l'etimo di ogni parola come un frantoio farebbe con le noccioline. Noi siamo l'etimo di ogni parola da lui distorta, infradiciata, sporcata, macchiata, rotta, in breve. Noi siamo le noccioline.



La grande bellezza

Il suo stile di vita, come chiama le feste nelle sue magioni in cui invita “pullmanate” di ragazze ad allietare le sue serate da scapolo, è, e resterà stabile. Ci torna in mente quel che disse Gianni De Michelis, l’ex ministro degli Esteri dei governi Craxi a proposito di Berlusconi e del suo stile di vita: “L’ho detto ieri a Confalonieri: digli di non pensare alla figa e di lanciare questa proposta”. Della proposta politica in questione si è persa la memoria, ma la raccomandazione affidata da De Michelis ad Augusto Minzolini è rimasta viva e attuale. Per dirla dunque con De Michelis, il Cavaliere è ossessionato dal sesso femminile. Naturalmente, quando De Michelis rilasciò quella dichiarazione, Berlusconi si imbufalì e non perdonò. Così almeno scrisse il beninformato sito Dagospia. Perché nella sua testa, è più importante far sapere agli altri che razza di scopatore irrefrenabile sia, più che un conquistatore di donne, un amante desiderabile e desiderato, riverito proprio in virtù delle sue prestanze mache.

Carriere al Talamo

Se Berlusconi facesse delle vere conquiste, avrebbe delle fidanzate, magari una ogni due mesi, ma si farebbe vedere in giro ogni tanto con una nuova compagna. Invece, niente: cerca disperatamente di dimostrare a se stesso di essere uno stallone e si fa portare a casa carichi di carne umana. E quella carne umana, per la legge della domanda e dell’offerta, preme alle sue porte e si moltiplica nel numero e nella forza, perché diventare una delle ragazze che vengono portate sul suo talamo è diventata una carriera, un obiettivo, un mestiere, un investimento, una carta di credito, una passata in qualche programma, promesse di entrar gratis in quella o quella trasmissione. Che è parte integrante del fenomeno della mignottocrazia. Non si pensi che sia sempre come è stato con la D'addario, nooo, molto spesso è ancora più peracottaro l'evolversi degli eventi, lì siamo ad un livello di mignottocrazia alto, per gli imprenditori che vanno a Dubai da soli in mezzo ad una marea oceanica di escort e a Cortina con la famiglia a fare il padre di famiglia.

Il “sistema mignottocratico”

Vale come metafora la fiaba di Pinocchio, questo monumento incompreso all’italianità: il Paese dei Balocchi è sempre la terra promessa per chi ama le scorciatoie ed è pronto a trasformarsi in somaro, o mignotta, pur di raggiungere lo scopo. A mezzanotte l’Omino di Burro passerà con la sua diligenza e su quella salteranno generazioni di ragazze e ragazzine italiane sparse per lo stivale. L’Omino di Burro frusterà i suoi somari e le porterà a Palazzo, dove si schiuderanno i grandi cancelli e dove la festa è già in corso.


Marystelle Polanco, ex olgettina, ha messo agli atti del processo "Rubygate": "Per Silvio sono travestita anche da Obama e Bocassini". Secondo la soubrette era solo "burlesque". La dominicana annuncia anche che si sposerà fra un mese e mister B. sarà il suo testimone. Il ragioniere, che era l'ufficiale tramite fra Arcore e le Olgettine, in aula al processo ha dichiarato di aver portato 20 milioni di euro per il "sostentamento di almeno 40 ragazze fisse" e provenienti da tutta Italia.
 Metamorfosi iniziata




C’è chi mangia, chi beve, chi canta, chi si spoglia, chi si tuffa in piscina, chi rutta, chi amoreggia tra le fratte e chi sonnecchia su un’amaca, scoppiano i fuochi artificiali e un vulcano, anch’esso artificiale, erutta finta lava e piccoli gioielli, fino alle scoregge a gas aperti. Farfalline, tartarughine e buste colme di denaro. Su un mega-schermo scorrono immagini di finti trionfi. Le ragazze scendono e raggiungono il grande party. La metamorfosi è iniziata, ma loro ancora non se ne sono accorte. D'altra parte sono ragazzine proiettate in un mondo di lupi famelici che sanno organizzarsi bene, Fede, Mora... In mezzo a un piazzale illuminato dalle fiaccole e attorniato da ragazze russe giunte con l’ultimo carico da Mosca, un uomo racconta storielle oscene e altre stupide. Le nuove arrivate premono per entrare e raggiungere quest’uomo illuminato dalle fiaccole.
Il suo HOBBY, per la VITA

L
a metamorfosi è in corso. Qui non si diventa asini, somari, ciuchini. Qui si diventa mignotte in modo opulento, vizioso, occasionale, persino innocente. 
Il narcisismo, in termini psicologici e patologici, non è il difetto di chi vede se stesso al centro del mondo – quello è l’egocentrismo, di cui il nostro è peraltro provvisto in maniera industriale – ma di chi non è in grado di percepire e rispettare i confini fra il sé e il resto del mondo. I neonati sono il trionfo del narcisismo perché per loro il mondo esterno e materno è indistinguibile dal mondo interno e intestinale.

E così il Cavaliere non distingue, non sa distinguere fra dentro e fuori, e s'offende quando qualcuno lo invita a separare il sé dal resto del mondo e rispettare il resto del mondo, fra gli appetiti del basso ventre e il suo lavoro pubblico di capo del governo. Lo vive come un forte richiamo al grado che occupa, il livello istituzionale che dovrebbe ricoprire, ma ormai si può permettere anche chi il suo pensiero lo dica in tv o sui giornali lavandosi le mani sempre e di tutto, anche perché cosa ci sarà da toccare? Che macchina è riuscito ad organizzare, grazie anche a chi  abbiamo votato, da Occhetto a Letta (il governo più inutile della storia), con lui sempre come perno della situazione. Italiani, brava gente.  
Silvio, Super Star Burlesque 
Lui pensa, ed è purtroppo sincero, che quello della figa, per dirla con De Michelis, sia il suo dopolavoro proletario, il suo hobby che lo tiene collegato con l’umanità intera. E poiché è incapace di distinguere il sé dal resto del mondo, tratta il resto del mondo come se facesse parte della sua immensa voglia di rappresentare il mondo intero e non soltanto l’Italia e gli italiani. È convinto di essere una star internazionale. Così come chi nasce daltonico non distingue i colori, Silvio Berlusconi non è in grado di distinguere fra ciò che è lecito e ciò che non lo è, fra ciò che opportuno, accettabile dal mondo esterno, e ciò che non lo è. Non esercizio semplice per chi può permettersi molto, certamente l'unico italiano più privilegiato in Italia, che è sceso in campo per difendere il Paese, perché lui lo ama il suo Paese, lo ama come ha amato Veronica Lario.

Si chiama sindrome da topa.
La sua però è una sindrome di origine di tipo ossessiva-compulsiva, intesa non come attività amatoria, ma come attività puramente fisica, una sorta di ginnastica extramuscolare, è molto più antica, come è antica la sua inclinazione a inghiottire o iniettare farmaci che aiutino le sue performance sessuali. Cerca disperatamente di dimostrare a se stesso di essere uno stallone e si fa portare a casa carichi di carne umana. E quella carne umana, per la legge della domanda e dell’offerta, preme alle sue porte e si moltiplica nel numero e nella forza, perché diventare una delle ragazze che vengono portate sul suo talamo è diventata una carriera, un obiettivo, un mestiere, un investimento, parte integrante del fenomeno della mignottocrazia. Meglio comandare che fottere recita l’antico adagio napoletano. A lui (ed è questo che piace agli italiani che lo votano) piace sia fottere che comandare. E per fottere intende fottere, non amare, innamorarsi, perdere la testa, vivere una storia di passione. La mignottocrazia è comunque un sistema per l’esercizio del potere, un sistema inventato da Berlusconi e penso che questo sistema si stia dispiegando in tutta la sua potenza, al punto di lasciar temere che perfino dopo Berlusconi e senza Berlusconi questo sistema possa continuare a vivere e a creare danni. Il sistema mignottocratico consiste nel creare una classe dirigente di esseri umani clonati, robotici, composta prevalentemente da donne ma non soltanto, selezionati secondo criteri di sex appeal.
Indro Montanelli
"È il bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne. È questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessun pudore, non si ferma di fronte a nulla. Quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice. Ha l'allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne".


L'uomo delle barzellette sporche

Che poi ci siano o non ci siano incentivi sessuali alla carriera, questo è un optional. Secondo la bibbia del berlusconismo, una bella ragazza con la testa vuota è sempre meglio di una brutta ragazza con la testa piena di idee e di cultura. L’insieme inestricabile delle televisioni Rai/Mediaset, almeno per quanto riguarda gli spettacoli, i reality show, i varietà, funziona come ufficio di reclutamento di carne umana. Berlusconi usa una metodologia simbolico-religiosa nel suo modo di presentarsi. Aspetti dell'immagine che vengono sempre sottolineati e che sono adatti altresì ad esaltare quelle funzioni salvifiche attribuite al Leader. In questo quadro trova posto uno dei ricorrenti, tra i più sconcertanti, paralleli tra la figura vittimaria del premier e un mondo appena uscito dalla Candeggina, dove tutto è pulito, tutto è sano, tutto è pulito. Solo qualche scherzetto bontempone come quando i goliardici si divertono. Ma stiamo ai fatti. Il periodo trascorso all'opposizione durante il primo governo Prodi è stato infatti descritto come la "traversata del deserto", le competizioni elettorali si sono trasformate in "prove elettorali", in esplicita analogia con le tentazioni messe in opera dal demonio. Non è mancato neppure il paragone al sole, come simbolo salvifico e di rinascita. L'odor di santità. "Io sono l'unto del signore, c'è qualcosa di divino nell'essere scelto dalla gente". Mi sento semplicemente fottuto, se penso che uno così è stato sei volte presidente del Consiglio.


Sua Maestà Gheddafi

Non nascondiamoci dietro foglie di fico, ogni Paese ha il Premier che si merita. E' la legge più realistica che conosca. Se avessi la salute, penso che sarebbe già da diverso tempo che avrei provato da qualche altra parte. Sono convinto che anche i più immuni dal berlusconismo, non si accorgano di quanto siamo nella feccia da 20 anni, sia politicamente che per volontà sua, e nuotiamo nei liquami di una corruzione impietosa che crea privilegi insaziabili, voraci, come regalie dal suo potere strategico, umano, economico e tecnico. Che tristezza meritarci proprio colui che trattò come uno dei più grandi statisti del mondo, baciandolo dappertutto (anche la famiglia dei nonni che s'era portato appresso al petto come ricordo), tal Colonnello Mu'ammar Abū Minyar Gheddafi il berbero, e parla amichevolmente con il più grande criminale della Storia tutt'ora libero, George Bush e grande amico di Putin che se un giornalista non gli va bene, lo fa fuori. Complimenti Mister Berlusconi, ottime compagnie. Ma lei è abituato ad un certo mondo che mondo non è, dove si danno troppe strette di mano. Tant'è che ora gira voce che volesse fare uccidere dai Servizi il Colonnello per la riconosciuta cappella che fece baciandolo un pò troppo dappertutto, foto nonni compresi. Per questo è dove si trova, era l'unica strada per non andare in carcere e fallire. La politica, chi l'ha votato, chi l'ha applaudito è colpevole del disastro che ora si trova a lamentarsi. Ma tiratevi delle pietre addosso che vi va ancora bene! 
Identici

Ipse dixit

Tutto ciò per dire che Silvio Berlusconi non lo caccerà via nessuno. Tutto dipende dai suoi residui desideri sessuali, fino a quando dura il reparto idraulica, allora Silvio c'è, ma appena cesserà l'impianto pur prendendo chicche blu, saranno problemi per il PDL. Un partito legato alle prestanze sessuali del suo leader, siamo arrivati anche a questo.


























venerdì 24 maggio 2013

Segmenti residuati tarantini

Gargantuesco, come un Black Mamba

di Matteo Tassinari
A Ellen piace copiosamente far uso dell'aggettivo “gargantuesco” per chiosare una circostanza bizzarra o inusuale e che travalica ogni stato d'animo possibile in natura umana. E siccome imbrigliare in una sola parola "Kill Bill" volume 2° è pratica da archiviare per chi vuole bene al cinema e non lo vuole ridurre a stereotipate griglie precostituite (spaghetti western, rifacimenti musicali alla Ennio Morricone, la filosofia nipponica del Samurai, le logiche della vendetta orientale e pugnette bizantine nipponiche varie) anch'io scriverò che è un film smisuratamente Gargantuesco. Fico, no!
Yes, tighten the scope
         Il "bimbo" era sano
In realtà non esiste un modo convenzionale per raccontare "Kill Bill", specialmente se pariamo del 2° volume, più tarantiniano del primo, perché il penchant di Mister Q.T. così volle. Può esistere una sua nemesi, ma non un modo per parlarne. Non per colpa del copione, ma perché anche le parole hanno i loro limiti, pur essendo potenti per natura. Ma vediamo di azzardare, senza mai dire più del dovuto, ma anche senza non alludere, per insipida incertezza espositiva, al magnifico sproloquio di un virtuoso gigante in tutti sensi, sia filmici che fisici, visto che pesa un quintale e mezzo ed è alto 1.90 ed è volto da Mandilan. Dicevo, che mi successe, una decina d'anni fa, quando scrivevo per il Mucchio selvaggio rivista musicale. Scrissi un pezzo su Frank Zappa. Come lo iniziavo, a metà lo cestinavo, per poi ripartire. Così per almeno 10 volte. Non ne potevo più. Sono uscito di casa. Ho scopato. Bevuto. Lasciato passare qualche oretta. Un joint. E ho scritto senza inibizione di sorta. Il Mucchio era rinomato, perché era quasi certo che chi scriveva lì, era uno che con le parole se la cavava al di sopra del sindacato. Asserisco subito che ero un semplice corrispondente dalla Riviera romagnola, e non un redattore centrale che stava in redazione dieci ore al giorno e mettere a posto tutto il materiale proveniente dai vari collaboratori. E infatti, l'ottimo Andrea Rui Scanzi, ormai fisso dalla Gruber e Piazza Pulita di Formigli, è al Fatto passato per la Stampa, ma partì da quelle colonne "selvagge" con una rubrica personale sul calcio. E' un forte tifoso della Fiorentina e quel "Rui" derivava dal fatto che era rapito poeticamente da quel fantasista stile Van Basten, ma meno offensivo e più regista e quindi più totale dell'indimenticabile olandese. Giocatore di calcio di raffinata caratura, Manuel Rui Costa, per anni il simbolo dei gigliati. Da qui "Andrea Rui Scanzi", proprio come si firmava dovunque scrivesse con nobile "arte", un bel leggere. Dicevo che Daniela, caporedattrice del "Mucchio", mi telefonò a casa per farmi i complimenti per il pezzo su Zappa, chiedendomi informazioni su come l'avevo costruito e quali erano le mie basi informative, con mio notevole stupore. Il bimbo era nato, ed era sano. E io, compiaciuto, per come avevo ribasato il principio chimico attivo per fare un buon pezzo su Zappa.

La Sposa
"Dunque, ciò che accadde alla cappella nuziale Due Pini, e che diede inizio a questa storia cruenta, è ormai leggenda. Massacro ai Due Pini, così titolarono i giornali. Le tv locali lo chiamarono Il massacro della cappella nuziale di El Paso, Texas. Come andò esattamente, chi era presente, quante persone furono uccise, chi le uccise, sono particolari che cambiano a seconda di chi racconta la storia. Ad essere precisi, il massacro non avvenne durante il matrimonio. Si facevano le prove del matrimonio".

(Voce fuori campo di Beatrix)

       Nel cratere di Guadalupe

Tornando a Kill Bill, la storia è nota. Beatrix Kiddo (Uma Thurman, la quale è stata omaggiato da Tarantino  con il ruolo della "Sposa" come regalo per il suo 30esimo compleanno, anche se penso che l'avrebbe scritturata lo stesso) ha alle spalle un cimitero municipale di corpi massacrati da lei stesso al ritmo della danza tribale Tulana Papete (animista e vorticosissima della Costa D'Avorio del Corno d'Africa) con la spada di Attori Hanzo, una Katana affilata come la "lingua del diavolo". Indubbiamente uno dei valori aggiunti di Kill Bill 2 è proprio Bill, cioè quel David Carradine, per il quale il tempo sembra essersi fermato. La realtà pochi mesi fa ci smentì in una notizia: David Carradine è morto durante la pratica insana di giochi sessuali estremi, dove si rischia davvero di rimanerci per repentini sbalzi di pressione o blocchi della circolazione sanguigna con conseguente infarto o collasso.

Al suo posto volevano piazzarci Warren Beatty e ogni amante del cinema di qualità non può che ringraziare "San Quentin" per la scelta di lasciare il ruolo al mito anni '70 delle arti marziali, qui in forma smagliante, impeccabile, capace di rubare la scena alla sempre eccellente Uma, che da sempre campeggia dall'alto questo blog essendo la donna più bella del mondo. La sceneggiatura, specie nelle originalissime forme con le quali elimina i personaggi dalla storia, si attesta come una delle migliori mai scritte da Tarantino che si autocita in almeno una mezza dozzina di occasioni. Tanto l'ego di Quentin Jerome Tarantino, per sua stessa ammissione, si sa che ha dimensione galattiche e la ricerca affannosa di sorprendere (riuscendoci alla grande) il suo pubblico è solo una maniera per far soldi senza far rapine e lenire quella pulsione acuta e roboante che gli fluttua nelle vene e nelle Iene: "Se non avessi sfondato nel cinema, sarei stato sicuramente un delinquente". L'avrà pure detto per colpire ulteriormente il suo pubblico, però io ci credo. Conosce troppo bene quegli escamotage. 
Una lista dove è buona vida non comparire

L'ora di Ellen

































































Uma ha un taccuino black, dove annota chi manca all'appello delle questioni irrisolte. Per Ellen, Budd (Michael Madsen) e Bill (David Carradine, morto nel frattempo in seguito a maldestre pratiche di giochi erotici orientali) gli unici rimasti, è questione di minuti. La più sacerdotessa samurai è più pericolosa di un Black Mamba e sta per arrivare. Nell'aria si respira vendetta, la in quel cratere di Guadalupe, casa di Budd in un camper dove un Black Mamba lo pizzicherà in fronte per farlo schiattare in 30 secondi di folle agonia ultimativa e complessiva.
I suoi occhi non narrano perdono

Non ha i capelli della compassione Beatrixe neppure il volto della pietà, tanto meno i suoi occhi non narrano perdono, semmai sono iniettati di sangue inacidito da anni di assoluta attesa che più pesante di essa, c'è solo la morte. Budd, come una iena selvatica, avverte con il linguaggio dell'istinto, la vicinanza di una carogna da spiluccare ossa per ossa. Annusa la misteriosa presenza della Sacerdotessa instradata da Tai-Pei, sparsa nell’aria. "Quella donna merita la sua vendetta e noi meritiamo di morire". E' la nemesi.
In una voragine di El Paso...
L'epilogo di una storia che ha per teatro una lunare El Paso, nella fattispecie inquietante come poche altre zone più o meno desertificate del mondo, brulla come la desolazione che ti consuma. Ma in quel cratere di mondo, tra Texas, Guadalupe e Messico, sta arrivando con passo dall'incedere incalzante la donna dai piedi più belli del mondo (l'ha scritto Variety americano), sempre più determinata a toccare quanto basta con le sue unghie il cuore di Bill. Più del volume 1°, Kill Bill 2° è esagerato, sopra le righe, verboso, mai noioso, e cosa importante andrebbe rivisto più e più volte per apprezzarne ogni dettaglio, ogni sfumatura. Ma è anche vero che uno fa quel che può
Face to face finale con Bill
         Per tutti c'è un Face to Face finale
Ma prima del Face to Face finale, alla Cower-Girl con Katana si dischiuderanno tanti saperi preclusi alla maggior parte degli umani, fino a diventare la guerriera americana in salsa giapponese. Il lungometraggio è una cascata in piena di perle d'autore. A cominciare dal combattimento tra Ellen e Beatrix,
(Thurman-Hannah, quest'ultima sublime con la benda pirata nell'occhio destro, ma ancora per poco, perché dopo anche quello sinistro avrà qualche problema dopo lo scontro con la Sposa), la scena iniziale in bianco e nero tra Uma e David, la paranoica, irritante e claustrofobica sequenza dove la Thurman viene chiusa con chiodi in una bara e poi sepolta, e nulla è più tosto di un chiodo da bara, l'esplosione del cuore con la punta delle cinque dita secondo Tai-Pei, il Black Mamba, il serpente più velenoso al mondo comprato da Ellen su Internet sotto la Lemma Black-Mamba, siringhe al Sodio-Penthotal, Katane forgiate da Hattori Hanzo (Sonny Chiba), occhi snervati dalle orbite e schiacciati fra le dita dei piedi, spray al peperonicino da spruzzare nelle pupille e monologhi che non si sentivano dai tempi di "Una vita al massimo", copione scritto da Quentin Jerome Tarantino e venduto per 40mila dollari alla Miramax per la regia di Tony Scott. Era il 1990 circa, e colui che era il ragazzo terribile, per poi divenire la "Iena di Hollywood", come recita la spumeggiante biografia di un tizio, tal Matteo Tassinari, per i tipi della "Bevivino editori Milano", che tipi! 
Jerome nell'Olimpo sotto ai Lumière
Oggi direi che è giunta l'ora di fare stop con le mezze parole, i mezzi apprezzamenti e dare la stura a quel che Q.T. si merita. Il giovane regista nato a Knoxville il 27 marzo del 1963, ha ampiamente superato De Palma, Scorsese, Von Trier, Coppola, Kubrick, Parker, Forman e compagnia direi proprio bella e variegata, con narrazioni ben distinte le une dalle altre e generi filmici che si sovrappongono a strutture personalissime ma sempre miscelate, filtrate e rielaborate. Non è arte semplice, il "copiare", non pensiate. Tutti i grandi geni, da Freud a Lutero, da Leonardo a Tesla, hanno percorso strade che portavano su di loro molte altre impronte. Di chi? Boh?













Cento50 chili di Cine @ Show
Sul piano tecnico, Q.T., è entrato di peso (è alto quasi due metri e pesa un quintale e mezzo) nell'Olimpo dei grandi registi, dove vi sono appena 3 o 4 nomi. Ampi dibattiti, soprattutto quando comparve ad Hollywood questo strano "animale", sbucato da un video film punto vendita in California frequentato da attori e registi, cinefili e sceneggiatori, un incrocio che pareva essere uscito da una jungla, ha parlato per 3 ore, sulla questione di quale sia il limite tra plagio e citazione. Tarantino, da parte sua, non ha mai negato tutti i suoi riferimenti ad altre pellicole, affermando che "I grandi artisti non copiano, rubano", riprendendo una frase del pittore Pablo Picasso. Per concludere, con "Kill Bill 2 volume", Tarantino non ha girato solo un grande film, ma ha spiegato la Storia più incredibile di tutte le vendette sanguinose capaci di raggiungere il suo apice con estrema perfidia e dolcezza. Ora la leonessa si è ricongiunta al suo cucciolo e il vento della jungla è calato definitivamente.
Ora la leonessa si è ricongiunta al suo cucciolo
e il vento della jungla si è posato



















"A Hollywood puoi venire da qualsiasi posto, non hai bisogno di un diploma. Nessun diploma mi ha fatto avere un ingaggio come attore o uno come regista. A loro non interessa chi sei e da dove vieni: devi riuscire ad avere il primo lavoro, è dura ma allora sei sulla buona strada. Il resto sta a te, qualunque cosa hai da offrire".                                                      
 (Quentin Jerome Trantino)

giovedì 23 maggio 2013

Arte, cultura, musica, poesia, Hitler

Premessa volante


C'ho impiegato 2 mesi a pubblicare questo post. L'avevo lì, pronto da tempo sul desktop, solo da montare sul blog, ma non partiva, mancava il quid della convinzione. Non capivo se avesse senso o no il pubblicarlo. Pensavo che fosse materia troppo ampia, impossibile da restringere e condensare in un banale post, come pensavo ch'era un tema che la gente non avrebbe gradito, svagata in altre storie com'è. Poi, per rafforzare tutte queste mie ipocrite menate e conformisti dubbi retrò, aggiungevo che già tanto è stato scritto su questo dramma, che il mio post pesava meno di uno iota. 
Quasi soggiogato e conquistato dall'idea di volerlo cestinare con velocissimo clic, ho capito che del nazismo e fascismo (che inquietante "consonantismo", come il cannibalismo ululante al licantropismo) il parlarne non sia mai abbastanza, affinché ogni residuo dubbio umano possa scemare con ogni suo gattopardismo. Vili revisionisti, spregevoli cattolici revisionisti tradizionalisti alla Lefebrvre o Messainlatino.it, in questa schiera di rozza qualità, sono i peggiori, i più pericolosi. Quindi, tutto ciò che segue, rifiuta il compiacimento della bella "letteratura giornalisticizzata", allocuzione incredibile, inventata da me di sana pianta e non m'interessa la sua derivazione etimologica, ammesso che una non ne ha. Ma vuole, molto più semplicemente, ricordare, ricordare e ricordare. Al costo di essere dei bastardi senza gloria. Con certi tedeschi non è proprio possibile discutere. Per chi non l'avesse capito. Lo si può osservare nell'atteggiamento "aggressivamente democratico" che ha l'Aquila Imperiale nell'ambito UE, verso Stati che mai e poi mai potranno essere al pari dei livelli imposti dall'Economy Deutsche Bundesbank. Ma nessuno, come con Hitler, ha il coraggio di dirlo. Che sia il peso della grande colpa di cui Levi narra nei suoi romanzi e che incombe, oggi, sulle istituzioni? Un cazzotto nel naso ad ogni revisionista paesano che si crede d'essere i giudice della storia!

Affinché, non, succeda, mai, più.
(M.T.)
        La nenia d'autore del Soverchiatore

di Matteo Tassinari

Scrivere una poesia dopo Auschwitz è una barbarie”. Adorno concludeva un saggio scritto alla fine della 2° guerra mondiale con queste parole. Sentenza lapidaria, un atto di provocazione dopo lo sterminio dei lager in cui s’è ritrovato immerso l’artista, il “faro” che esprime luce se scrive e irradia verità se parla. Secondo alcuni, se uno scherzo della natura come l’Olocausto ha trovato posto nella nostra storia, la ragione non ha più ambito, la civiltà latita, la liceità non ha competenza, la purezza e la tenerezza non hanno più senso. Anche  la poesia, dopo Auschwitz, fatica ad opporsi a quel mondo che ha accettato i forni crematori e l’arte si pose schizofrenicamente contro se stessa, dato che tutta la cultura è responsabile del declino del mondo voluto e ottenuto dal Fuhrer. Italiani brava gente, si dice per il mondo.
Giugno 2011, cripta di Mussolini a Predappio. Tutti ad onorare il Duce,
l'unico ad allearsi con chi volle i campi di sterminio. "Italiani, brava gente".

Si chiamava Benito, di nero vestito
Eppure fummo gli unici ad allearci con la belva ariana, grazie ad un romagnolo rude dal petto nudo e villoso che rubò fedi matrimoniali alla sua gente per far pecunia e vide in Hitler la stella nascente a cui aggrapparsi. Si chiamava Benito, Benito Mussolini di Predappio in Romagna, a 20 minuti da dove scrivo in questo momento il seguente testo e che ancora oggi, ogni anno, mezzo milione di persone provenienti da tutte le parti del Bel Paese con pullman, camionette e Ducati, dove si canta allegramente Faccetta nera o la Canzone del Tiglio come liriche nostalgiche tipo Der Lindenbaum, si ritrovano nella sua cripta per ricordarlo, glorificarlo e venerarlo, in un modo che va al di là dell'uomo politico, abbracci e un'inspiegabile voglia di regressione, quasi una forma violenza decadente. Sissì, aveva ragione il poeta cieco ed anarchico Riccardo Mannerini: “Ardiamo d’inconsapevolezza, e lo facciamo sfacciatamente”. La nostalgia, talvolta, è un veleno nel proprio corpo sociale che non riesci proprio ad estirpare.
Pensate la didascalia che volete. Io scrivo solo che al calar del sole
diventava anche poeta. "I poeti, che strane creature", cantava De André
Quel veleno che bastava ascoltarlo
Ad Auschwitz si è rivelata la natura illusoria di qualsiasi teoria finalistica ed ottimistica. Ogni intellettuale a detto la sua, nessuna risposta è mai arrivata all’altezza di quella follia collettiva chiamata nazional-socialismo. Il razionalismo, come concetto filosofico asfittico a tutti al di fuori dei numeri, raggiunse il suo apice. Il totalitarismo avvolse tutto con cui entrava in contatto e la musica, la nenia del soverchiatore, sulle ali del canto maledetto, mutò la sua originale dimensione, che è quella di alleviare le persone dal dolore come un potente antidolorifico, in un veleno che non serviva berlo, bastava ascoltarlo. Così, nacque la nenia del soverchiatore, che dimostrò, senza volerlo e immaginarlo, che dove non c’è cibo per il corpo, c’è cibo per l’anima. E’ noto che Hitler aveva una personale e sterminata ammirazione per Wagner. Tuttavia, altre profonde ragioni, contribuirono a far si che i nazisti erigessero Wagner a fondatore dell’identità, non solo musicale tedesca.

Richard Wagner
I soggetti narrativi delle sue opere e la magniloquenza della sua musica ben  si  adattavano  alle cerimonie e alla propaganda di Goebbels, tanto che i  congressi del partito ed altre ricorrenze ufficiali si aprivano con l’esecuzione di musiche di Wagner, soprattutto con l’ouverture dei Maestri cantori di Norimberga o di Rienzi. Egualmente venivano organizzati dal regime concerti nei luoghi di lavoro e di ricreazione in cui la musica di Wagner costituiva spesso l’unico repertorio eseguito. Bisogna inoltre ricordare che Wagner era amato dai nazisti per le sue idee radicalmente antisemite, avendo lui pubblicato un opuscolo contenente chiare idee razziste. Più sfumata fu invece la posizione del nazismo verso Beethoven, come per l’adagietto della V sinfonia di Mahler “Non solo lacrime”. Malato gravemente di cuore all'incirca dal 1907, Mahler fu più volte costretto a sottoporsi a delicate terapie mediche, e si rivolse invano a celeberrimi specialisti che, però, non poterono far altro che constatare la gravità del suo male, una endocardite maligna ed incurabile. Tra i vari specialisti in cardiologia a cui si rivolse, va ricordato il celebre batteriologo Andrè Chantemesse, il quale fu un pioniere della scienza ma anche un uomo assolutamente privo di tatto, che molto rudemente informò il suo paziente dello stato del suo male dicendo: "Non ho mai visto degli streptococchi svilupparsi in una maniera così meravigliosa, guardi questi filamenti, sembrano alghe marine!", lasciando letteralmente Mahler ammutolito per l'orrore.

Primo Levi
"Fantocci rigidi, retti solo da ossa"
Tutta l’attività musicale fu regolata attraverso la Reichmusikkammer, lunga mano del ministro Goebbels. Questa istituzione aveva il compito di dirigere, organizzare e controllare, la vita musicale del Reich e di reprimere eventuali tendenze o iniziative non in linea con il regime. “Ed ecco apparire i drappelli dei nostri compagni che ritornano al lavoro. Camminano in colonna per cinque con un’andatura strana, innaturale, dura, fantocci rigidi, retti solo da ossa. Ma camminano seguendo scrupolosamente il tempo della fanfara”, scriveva Primo Levi. “Se questo è un uomo”, nasce dall’uomo, ma non è un’opera della sua fantasia, non può essere recepito come tale. Scrivere queste pagine è costato sofferenza acuta e pare, in qualche modo, che lo scrittore pretende da noi lettori uno sforzo analogo e disumano. Cancellarci come lettori, diventare protagonisti di quel disagio paralizzante, avvertire quella stessa sofferenza fisica, fatta di ore, giorni e anni, secondi, sentire nei nostri piedi quelle scarpe pesanti e lacerate dall’onnipresente pantano o, almeno, tentare di immaginare che qualcuno quelle sofferenze le ha provate davvero. Perché per me ciò che è lacerato è aperto, attraverso la sua lacerazione, per l’ingresso dell’Assoluto, dell’Infinito nato dalla consapevolezza del proprio nulla. E’ un aspetto che mi ha sempre sconvolto, quello dell’uso della musica a parte del terzo Reich, come tante altre cose non mi tornano. La musica è stata trasmessa anche nei lager, trasformandola da linguaggio universale a strumento di asservimento delle coscienze e dei corpi e volontà di evadere, come in un anelito di libertà.


“La dove si bruciano i libri
si finisce per bruciare anche gli uomini”

Altro aspetto che non torna è la cultura del tempo e il suo silenzio quasi assoluto, soprattutto sulle puttanate dell'esoterismo nazista e le varie corci uncinate a seconda delle interpretazioni allucinate del Fuhrer. Il genio malefico di Hoitler, fu quello di ridurre una nazione (e che nazione!) in una setta esoterica. Un esempio. Una sera calda di maggio del 1933, ebbe luogo a Berlino un rogo organizzato da Hitler in persona, di 20 mila libri. All'evento parteciparono migliaia di giovani nazisti che vivevano quel momento come la cosa più giusta al mondo. Molti di quei volumi vennero dati alle fiamme dagli “allegri studenti tedeschi”. Erano stati scritti da autori di fama mondiali come Thomas Mann, Erich Maria Remaque e altri. Il dottor Goebbels, ministro della Propaganda nazista parlò agli studenti allegri che gettavano i testi nel rogo con queste parole: “L’anima del popolo tedesco potrà manifestarsi nuovamente. Queste fiamme non solo illuminano la fine della vecchia era, ma gettano la loro luce oscura su quella nuova”. Un momento d'isteria popolare che grazie ad un terreno fertile bonificato dalle lucide illuminazioni malate di Adolf Hitler, divenne l'esempio per tutti. Heinrich Heine rispose con queste parole: “Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”, come a dire che è un'antica storia che rimarrà sempre tragicamente presente.
Nel 1933 i nazisti bruciarono a Berlino le opere considerate non-tedesche, tra cui libri di scrittori ebrei, di oppositori e opere ideologicamente non allineate
Tecniche di annientamento dell'anima

Dal campo di Mauthausen giunge un’altra terribile testimonianza nel frattempo. E’ il 1942 quando il detenuto Joseph Drexel, ripetutamente frustato e ridicolizzato, dovette cantare il corale “O testa ricoperta di sangue e ferite” dalla Passione secondo Matteo di Bach. L’obbiettivo di cantare divenne nelle mani delle SS, uno spietato strumento di annientamento dell’animo umano. Molti furono i canti popolari tedeschi che s’impregnarono, nei campi di sterminio, di nuovi inquietanti significati. La musica, per Gobbels, ma ancora più per Hitler, uno strumento perverso per mettere alla berlina e tormentare i detenuti, per aumentare il loro senso di smarrimento mentale soprattutto.
Forno crematorio 
L’odio aveva valicato ogni limite, trasformato l’arte per eccellenza, la musica, in un abominio denigratorio e violentatore. Un autentico angelo della morte, altro simbolo esoterico dei cimeli paranormali hitleriani. In una sua poesia del 1946, “Il tramonto di Fossoli”, Primo Levi si esprime in questi termini: “Io so cosa vuol dire non tornare, e attraverso il filo spinato ho visto il sole scendere e morire. Ho sentito lacerarmi la carne, le parole del vecchio profeta”. Sapere, dunque, per lo scrittore coincide con il vedere e con il sentire, con il vedere pensieri di morte e con il sentire nella propria carne le parole. Per chi non ha provato questa esperienza sulla propria pelle non è possibile comprendere. Ci si può fermare ad una più pacata intuizione, allo sdegno, alla commiserazione, ma il sapere è un’altra cosa.
L'interno di una camera a gas del lager di Dakau


“E’ vero che possiamo fare la doccia?”
Come in un terribile contrappunto, gli eccidi di massa vengono accomunati all’arte più elaborata, più dotta, più complessa. Willie Weber, ridotto ad uno scheletro umano, marito di Ilse Weber, si salvò perché la sorte lo aveva destinato a sopravvivere e a tornare per scavare tra le macerie per riportare alla luce le parole, i versi e la musica che la moglie aveva scritto durante i due anni di internamento. Quelle poesie sono ora ufficialmente “Patrimonio dell’umanità”. Erano parole di conforto e speranza per i detenuti che le imparavano a memoria e vi si aggrappavano. Luce nel buio profondo di quel lager che la storia ricorderà come il lager dei bambini. Ninne nanne, filastrocche, nenie, versi nati nelle notti insonni che Ilse Weber passava in infermeria accanto ai piccoli malati, dopo le lunghe giornate trascorse ad accudirli con lo stesso amore che avrebbero avuto le loro vere madri. Ilse, nel ghetto scrisse molte poesie e ne musicò alcune accompagnandosi con la chitarra.

“Non è una doccia, è una camera gas"
Quando Ilse giunse ad Auschwitz, un detenuto deportato con lei la vide che cercava di consolare tutti quei bambini e le si avvicinò, chiedendole: “E’ vero che possiamo fare la doccia?”. Lui non volle mentirle rispondendole: “No, questa non è una doccia, è una camera a gas e ora ti do un consiglio. Ti ho spesso sentito cantare. Canta con loro, ciò che hai sempre cantato, così inalerete il gas più velocemente. Altrimenti verrete uccisi dagli altri quando scoppierà il panico”. La reazione di Ilse fu strana, si mise a ridere, come assente da ogni contesto, abbracciò uno dei suoi bambini e disse: “Allora non faremo la doccia”. La canzone che cantò insieme a suo figlio Tommy e agli altri bambini nel lager di Mauthausen Gusen 1944 entrando nelle docce di Auschwitz fu una ninna nanna: Wiegala. Da quel giorno, quella canzone, fu cantata da altri bambini prima d’essere gassati e rimase nella memoria dei sopravvissuti come simbolo del massacro degli innocenti. Tutto il bene fatto dall’uomo cancellato da ciò che scriveva a suggello della sintesi perfetta nel suo orrore dello scrittore e poeta inglese Samuel Johnson: “Spesso, la stupidità di un uomo, è la causa della stupidità di molti altri”.


Non riesco a capire come si possa dire che è tutta un'invenzione

















Il male ha bisogno del branco

Fiumi d’inchiostro e sudore mentale sono stati versati a litri in questi anni sulla metastasi del secolo scorso che sorge inaspettata la domanda: ma a cosa serve parlarne ancora? Serve, serve eccome. Se ancora oggi migliaia di persone e “raffinati intellettuali”, uomini e donne di cultura, personaggi appartenenti alla chiesa danno quotidianamente origine alla cosiddetta “Critica al negazionismo scientifico", ossia attraverso una serie di menzogne negano la desolazione, l’odissea, lo spasimo, il patimento di milioni di persone. Poche cose sono così dolorose come il non essere riconosciuti nel proprio dolore, non essere creduti in ciò che è il nostro tormento innocente, poche cose raggiungono un livello di cinismo uguale. L'argomento cardine del negazionismo è l'inesistenza delle camere a gas, la negazione di milioni di morti, con scusanti annesse a tutelare il Terzo Reich. Cominciò il medioevo tedesco. Faurisson e Leuchter, per primi sostennero questa teoria, cercando di dimostrare l'impossibilità tecnica di stermini di massa mediante gas velenosi. Teoria sorretta da tante altre teste d’uovo, perché il male non s'aggira mai da solo, troppo vigliacco per farlo, ha bisogno di compagnia, di un branco, perché da solo non ci sa stare. A tal scopo pubblicarono nel 1988 un rapporto, una perizia nella quale la dimostrazione dell'inesistenza di camere a gas sarebbe stata confermata dall'assenza di residui di cianuri nei resti delle camere a gas stesse ad Auschwitz. Accidenti, che prova probante. Questa è una pistola fumante.
La brutta faccia di Richard Williamson, vescovo ordinato tale dal fanatico
Marcel Lefebrve, e sostenitore dell'"invenzione sionista" riguardo i lager
L'orrore ha una sola cosa
in comune con la felicità: la profondità

Fino ad arrivare all’inaccettabilità profuse dal reverendo Richard Williamson, uno dei sei vescovi consacrati senza mandato pontificio romano dall'arcivescovo Marcel Lefebvre, divenuto famoso nel 2009 per lo scandalo internazionale suscitato dalle sue posizioni revisioniste sull'Olocausto, quando in un'intervista al Catholic Herald disse di non essere antisemita ma di non gradire “i nemici di Nostro Signore Gesù Cristo” e che “se gli ebrei sono nemici di Nostro Signore Gesù Cristo, naturalmente non tutti gli ebrei, ma quelli che lo sono, allora non mi piacciono”. Non gli bastò. Poco tempo dopo, non sazio del suo cannibalismo vampiresco, in un'intervista concessa e trasmessa dalla televisione di Stato svedese nel 2009, Williamson affermò che nei campi di concentramento nazisti fossero morti al massimo 2000mila ebrei, nessuno dei quali nelle camere a gas in quanto secondo lui non sono mai esistite. Oggi sappiamo che i morti superano i 10 milioni tra Ebrei, Omosessuali, Polacchi, Handicappati, Zingari, Armeni e i campi di concentramento con camere a gas erano 15.000, installati in stati d'Europa occupati dal Fuhrer. In Germania ebbe luogo il Golgota della sofferenza umana, al punto che la morte è la notte fresca, la vita, il giorno tormentoso, ma la morte diventa anche il punto di perfezione a tutta quella tragedia piovuta dachissà dove e inflitta 20 milioni di persone. Il paradosso, e questo è veramente una lectio divinis, è che Hitler, nella sua malvagità, ha creato, non certamente volendolo, una schiera di santi e sante immensa. Un popolo di angeli nel vento, ma questo è lavoro dello Spirito santo, unica Entità capace per mezzo di Dio di trasformare il male in bene.